El Ultimo Diez

Il quartiere de “La Boca”, a Buenos Aires, è una sorta di città dentro la città. I suoi abitanti vengono chiamati Xeneizes, termine che deriva dal dialetto ligure e che significa Genovesi. Già, perché alla fine dell’Ottocento la Boca fu letteralmente invasa dagli immigrati genovesi, che si appropriarono del quartiere che sorge ai piedi della capitale argentina. Se cresci ne “La Boca” ci sono due possibilità: o sei del Boca Juniors o del River Plate. Non si tratta di semplice simpatia calcistica, ma di una fede, una scelta tra due stili di vita opposti. I tifosi del River sono soprannominati “Los Millionarios”, e rappresentano la parte borghese della città; i tifosi del Boca invece sono gli “Xeneizes”, perché il club fu fondato proprio da alcuni tra i primi immigrati genovesi, nel 1905. Il Boca è il club del “pueblo”, amato soprattutto dagli strati più poveri della popolazione.

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Lo stadio che ospita le gare del Boca è “La Bombonera”, il tempio del calcio sudamericano. L’atmosfera che si vive tra quelle mura è affascinante, elettrizzante. Il sogno di ogni bambino che cresce all’ombra della Boca è, un giorno, di poter calcare quel manto erboso su cui alcuni dei più grandi calciatori argentini, e non solo, hanno scritto la storia del fùtbol. Uno su tutti, El Pibe de Oro, Diego Armando Maradona, che nel Boca è cresciuto ed ha concluso la sua straordinaria carriera. Tutti i giocatori che indossano la maglia azul y oro se la sentono addosso per tutta la vita. Ma c’è un giocatore che più di tutti ha impresso nei cuori degli xeneizes un marchio indelebile, un ricordo che non svanirà con il passare degli anni, una storia che è già leggenda. E quel giocatore, pochi giorni fa, all’età di 36 anni, ha dichiarato il suo addio al calcio.

Lui è Juan Romàn Riquelme. El Ultimo Diez.

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“Chiunque, dovendo andare da un punto A ad un punto B, sceglierebbe un’autostrada a quattro corsie impiegando due ore. Chiunque tranne Riquelme, che ce ne metterebbe sei utilizzando una tortuosa strada panoramica, ma riempiendovi gli occhi di paesaggi meravigliosi”.

Con queste parole Jorge Valdano, campione del mondo con l’Argentina nel 1986 ed ex direttore generale del Real Madrid, descrive la straordinaria unicità di Juan Riquelme, un giocatore d’altri tempi. L’ultimo baluardo di un calcio in via d’estinzione, fatto di tecnica e fantasia, difficilmente adattabile alla fisicità e alla velocità del calcio moderno. Riquelme era un giocatore lento, senza mezzi termini. Però con la palla tra i piedi faceva quello che voleva, sapeva inventare assist proibiti ai comuni mortali ed era letale sia sotto porta che da fuori area e, all’occorrenza, anche su punizione. Per questo motivo è stato soprannominato El Ultimo Diez, l’Ultimo Dieci. Perché è stato l’ultimo erede di una generazione calcistica che appartiene ormai al passato.

Le pagine più belle della sua storia, Juan le ha scritte con la maglia del Boca Juniors, con la quale ha giocato dapprima dal 1996 al 2002, e poi dal 2007 al 2014. Cinque Campionati argentini, una Copa Libertadores e una Coppa Intercontinentale, vinta umiliando il Real Madrid nel 2000: questo il palmares di Riquelme da giocatore del Boca. Ma oltre ai trofei vinti, El Ultimo Diez è riuscito soprattutto a conquistare anima e cuore degli xeneizes e di tutti gli appassionati di fùtbol. E la Bombonera è diventato il suo regno.

Tra le due parentesi con la maglia del Boca, Riquelme ha anche tentato la sorte nel vecchio continente, approdando nel 2002 in Spagna, nel Barcellona. Con i blaugrana Juan non riesce ad esprimersi al meglio e non lascia il segno. Dopo appena un anno si trasferisce al Villareal, club meno blasonato ma con grandi ambizioni. Sarà forse il colore giallo della maglia, che può ricordare quella del Boca, ma Riquelme torna il giocatore che ha stregato gli xeneizes, e in 3 anni di permanenza segna 36 reti in 106 partite, trascinando inoltre il “sottomarino giallo” alla semifinale di Champions League nel 2006, contro l’Arsenal. Eppure, proprio nella partita più importante della sua carriera europea e della storia del Villareal, ad un minuto dal fischio finale, Juan sbagliò il rigore decisivo. Fu la triste fine del capitolo europeo della sua storia. La rabbia, la delusione e la forte mancanza della sua terra riportarono Juan a casa sua. La Bombonera.

Nella sua seconda parentesi con il Boca, maturato dall’esperienza spagnola, Juan fu ancora più decisivo e, spinto da un contagioso spirito di appartenenza, regalò deliziose magie e numerosi trofei agli xeneizes. Dopo sette meravigliosi anni Riquelme decise di lasciare nuovamente la maglietta azul y oro nel 2014, a causa di alcune ruggini che si erano create tra lui e i vertici della società.

L’ultima avventura, Juan ha deciso di viverla con l’Argentinos Juniors, squadra che lo aveva lanciato giovanissimo nel mondo del calcio. E così, a 35 anni passati, Riquelme si è ritrovato a lottare sui campi della “serie b” argentina, con la stessa voglia che aveva quando quella maglia la indossava da ragazzino. Risultato: vittoria del campionato e promozione dell’Argentinos nella massima serie, ovvio. Proprio per questo motivo El Ultimo Diez ha stupito tutti quando, pochi giorni fa, ha dichiarato ufficialmente il suo addio al calcio giocato. Ma la motivazione non può che strappare un sorriso ai romantici del calcio: “Non giocherò più a pallone, ho realizzato i miei sogni con il Boca Juniors e con l’Argentinos. E poi non avrei mai potuto affrontare il Boca da avversario”.

Perché la Bombonera resterà per sempre la casa di Juan Romàn Riquelme. E lui non avrebbe sopportato l’idea di entrarci da ospite.

juan

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