EGOabnegazione

La polvere racchiusa nei tuoi capelli scivola piano quando

dolcemente affondo le mie dita nelle tue ciocche che sollevandosi

emanano

fragranze di tempi lontani; sono rovi increspati di more leccati

da miele. Quella polvere é quello che sei stato prima, tutto cio’ che non conosco ma che ora sembra come se volesse scivolare via(per sempre?) Provo solo a chiedermelo ma rigetto di cercare risposte.

Frattanto

da una crepa sulla porta due occhi furtivi ci spiano

in penombra: balenano rigature di malvagità lampanti, rivoli di un passato

non troppo remoto che vuole solo accertarsi che tu l’abbia lasciato andare e poi dimenticato nel modo più corretto, come meglio hai potuto.

Fuori é quasi l’alba, nel frattempo. Nella nostra stanza si é radunata una luce

con venature

bluastre e rosee che sembrano richiamare

le guance di un bimbo in tenera età mentre

tu dormi accanto a me, supino, con quel tuo fare platealmente grossolano. Se mi vedessi ora, se solo tu aprissi i tuoi occhi in questi

istanti

noteresti una donna in un sorriso di lacrime dolci

la quale dopo averti contemplato ancora un po’

nell’atmosfera tenue e magra  di quella luce, sarebbe tornata

ad immergere le sue mani nel nido di capelli dall’odore dei boschi.

 

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