Da Ventimiglia…all’Europa: l’Unione alla prova sull’emergenza immigrazione

“Emergenza umanitaria: attendiamo una risposta politica dell’Europa. Ora.”

Così recitano le parole, scritte in francese, sui teli bianchi che sventolano sugli scogli di Ventimiglia, al confine con la Francia.

Dal 13 giugno infatti, 180 migranti provenienti dall’Africa si trovano nel comune ligure di Ventimiglia, nell’attesa di poter attraversare il confine con la Francia e proseguire il viaggio iniziato dal loro paese d’origine verso gli Stati del nord Europa. Altre 450 persone attendono invece nella stazione della città.

L’occupazione degli scogli è iniziata in segno di protesta nei confronti della Francia, che dall’inizio dell’anno ha respinto circa 6 mila migranti “sans-papier” (senza documenti) che hanno tentato di entrare nel Paese.

Le immagini dei migranti sugli scogli hanno suscitato lo sdegno di tutta l’Europa, facendo sorgere molte domande nei cittadini che si interrogano sulla legittimità della risposta francese e sul perché dell’immobilità europea sull’emergenza immigrazione.

Sembra quasi una coincidenza che proprio oggi si festeggi il “World Refugee Day”, la Giornata Mondiale del Rifugiato, celebrazione inaugurata nel 2001  per “sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di oltre 50 milioni di persone nel mondo costrette a fuggire a causa di guerre, discriminazioni e violazioni dei diritti umani”.

In questi giorni, parole come “rifugiato”, “Regolamento di Dublino”, e “quote” sono spesso utilizzate dai media, senza spiegarne il contenuto e provocando confusione in chi non ha mai sentito parlare di questi temi. A questo, cerchiamo di rispondere esaminando, punto per punto, le questioni principali.

Chi sono i rifugiati: in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 e al Protocollo sui rifugiati del 1967, a cui l’Italia è vincolata, lo status di rifugiato spetta chi “teme a ragione” che nel proprio Paese possa essere perseguitato per “motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche”. Il rifugiato ha diritto a un “documento di viaggio”, una sorta di passaporto per circolare nei territori degli Stati contraenti e ha il diritto di non essere espulso verso territori dove la sua vita o libertà sarebbe minacciata.2/Nyakong, 22, has been hiding in a village with her family and their cows near Nasir in war-torn South Sudan for months. The village is unsafe, but the floodwaters are too high to bring her three young children to Leitchuor refugee camp in Ethiopia. “We've survived by just drinking cow's milk,” she says. “Before the war, I was huge, but from lack of food I've got so thin.” In the past five years, eight conflicts have erupted or reignited in Africa alone.  UNHCR / C. Tijerina

I Regolamenti di Dublino II e III: nell’atto di respingere i migranti alla frontiera di Ventimiglia, la Francia ha citato tali Regolamenti, affermando la legittimità della sua risposta. Entrate rispettivamente in vigore nel 2003 e nel 2014, le regole di Dublino definiscono la materia del diritto di asilo nell’Unione Europea. Affinché non si verifichi il fenomeno del cosiddetto “Asylum shopping”, vale a dire la richiesta di asilo o dello status di rifugiato a più Stati dell’Unione, il regolamento stabilisce che la richiesta di asilo debba essere esaminata dal primo paese di approdo, che deve anche raccogliere le impronte digitali del migrante. Tali impronte saranno inserite nella banca dati di livello europeo per identificare gli immigrati clandestini di tutta Europa, come stabilito dal Regolamento EURODAC.

Il ministro dell’Interno francese Cazeneuve ha affermato “Non devono passare, è l’Italia che deve farsene carico. Bisogna rispettare le regole di Dublino”. In effetti, a livello legislativo, la Francia ha semplicemente applicato le norme comunitarie vincolanti.

Le critiche: nonostante la sua legittimità, il Regolamento di Dublino ha suscitato molte critiche da parte di organi come l’UNHCR (Alto Commissariato ONU per i rifugiati) e l’ECRE (Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli), poiché “impedisce i diritti legali e il benessere personale dei richiedenti asilo” e “conduce ad una distribuzione ineguale delle richieste d’asilo tra gli Stati membri”.

Anche il ministro dell’Interno Alfano ha invocato un cambiamento di questi regolamenti; con la riunione del Consiglio Affari interni del 16 giugno a Lussemburgo, il ministro ha parlato di “risultati positivi” per quanto riguarda la rottura del “muro” di Dublino.

I numeri: dall’inizio del 2015, i numeri parlano di una situazione di emergenza senza precedenti.  Secondo i dati forniti dall’UNHCR, da gennaio sono 103 mila i rifugiati e migranti approdati sulle coste europee. La quota più alta, di circa 54 mila migranti, è sbarcata sulle coste italiane, principalmente nei porti di Lampedusa, Augusta, Palermo, Trapani e Pozzallo in Sicilia, Reggio Calabria, Corigliano Calabro e Vibo Valentia in Calabria e Taranto in Puglia.

Non solo l’Italia: ciò di cui i nostri telegiornali non parlano, è che al momento è la Grecia ad affrontare la situazione più critica, con un’impennata degli sbarchi sulle sue coste rispetto agli anni precedenti (circa 600 nuovi arrivi al giorno), che stanno portando il sistema di accoglienza greco, non in grado di gestire tali numeri, al collasso. Sono 48 mila i migranti accolti, sbarcati per la maggior parte sull’isola di Lesbo, ribattezzata “la nuova Lampedusa”. 91 sono invece i migranti accolti da Malta e 920 quelli accolti dalla Spagna.

Per quanto riguarda invece le richieste di asilo, i dati del 2014 dimostrano che è stata la Germania il primo paese d’Europa per richiedenti asilo: ben 173 mila. A seguire in Europa, la Svezia, 75 mila, e l’Italia, 63,5 mila.

La risposta europea: negli ultimi tempi, è stato invocato a gran voce un intervento da parte dell’Unione Europea. I ministri degli Esteri di Italia, Francia e Germania hanno inviato una lettera congiunta all’Alto rappresentante per la politica estera  dell’Unione Federica Mogherini, affinché “l’Ue si prenda le sue responsabilità e agisca”. Il Governo italiano ha chiesto che si utilizzi un sistema di “quote”, per smistare 26 mila rifugiati arrivati in Italia e 14 mila in Grecia nei paesi membri. La proposta ha però portato alla luce la divisione tra gli Stati: contrari sono infatti Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Spagna e Francia, nonché i paesi del blocco Est e i Baltici. Decisiva sarà la riunione dei ministri dell’Interno del 25 giugno, per portare la proposta al Consiglio europeo.

Il muro: è notizia degli ultimi giorni quella della decisione da parte dell’Ungheria di costruire un muro sul confine con la Serbia, per evitare l’afflusso di migranti nel suo territorio. Oltre ai muri fisici, sembra in generale che si stia ergendo un muro nelle coscienze dei cittadini europei, che di fronte alle immagini di esseri umani che chiaramente esprimono un bisogno di aiuto, si arrampicano sugli specchi dei Regolamenti.

Riprendendo le parole dello striscione sugli scogli di Ventimiglia, più che di un’emergenza umanitaria, si tratta di un’emergenza UMANA. I dati dell’UNHCR parlano di 59,5 milioni di persone costrette ad abbandonare le loro case in tutto il mondo, a causa dei conflitti e della fame. È forse ora che gli Stati d’Europa dimostrino di non aver dimenticato i valori su cui si fonda la sua Unione.Italian_01_Refugees_10Years

Senza dimenticarci che la maggior parte dei migranti scappano dalla Siria, dal Sudan, dal Ghana, dall’Eritrea, dalla Nigeria. Paesi in cui regnano  situazioni di guerra e povertà che, ahi noi, è stata spesso l’Europa stessa a determinare, con il suo intervento non proprio “salvifico” in tali territori.

Ma questa, è un’altra storia.Italian_02_DailyDisplacement_5Years

Italian_04_15Countries_ConflictFonti:

http://www.unhcr.it/risorse/statistiche/asylum-trends-201

http://www.interno.gov.it

Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (http://www.italy.iom.int/index.php?language=ita)

Conforti, “Diritto internazionale, X edizione” (pp.243-245), Editoriale Scientifica

 

 

 

 

 

 

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