Da Tolkien a Jackson – Perchè Lo Hobbit non è una brutta trilogia

Lo-Hobbit-Un-viaggio-inaspettato-sempre-in-testaA pochi mesi dall’uscita dell’ultimo capitolo della trilogia de Lo Hobbit, si può dire che le critiche, sia positive che negative, hanno formato a loro volta una montagna delle dimensioni di Erebor, il famoso monte trattato nella storia. Al suo interno però non si nascondono né un avido drago, né un immenso tesoro, ma solo un ragguardevole numero di giudizi e commenti ostili al lavoro di Peter Jackson&Co., frutto dell’ignoranza di chi li ha pronunciati, oppure di un radicale attaccamento all’opera originale di John R. R. Tolkien. Intendiamoci, “ignoranza” non va interpretata spregiativamente, ma nel vero senso della parola, ossia una limitata o quasi assente conoscenza approfondita sull’argomento.

John R. R. Tolkien, è stato scrittore e professore all'Università di Oxford

John R. R. Tolkien (1892 – 1973), è stato scrittore e professore all’Università di Oxford

Sfatiamo prima di tutto l’idea che Lo Hobbit sia un prequel de Il Signore degli Anelli. Molti probabilmente si aspettavano uno Star Wars in versione fantasy ma, chiunque abbia un minimo di conoscenza sull’universo tolkieniano, saprà che il libro in questione è stato pubblicato nel 1937, anno in cui il professore inglese iniziò a lavorare alla Trilogia dell’Anello. Di conseguenza, come si fa a parlare di antefatto quando l’opera a cui fa riferimento non era ancora stata concepita?
Le vicende de Lo Hobbit poi non influiscono in particolar modo sul romanzo successivo: pochi sono i personaggi che fanno di nuovo la loro comparsa, tra cui Bilbo Baggins, che però ha un ruolo marginale, l’onnipresente Gandalf il Grigio e pochi altri; per non parlare dell’Unico Anello, che ancora non ha quella connotazione malvagia che lo caratterizza nella successiva opera.
Un altro motivo per cui paragonare le due trilogie cinematografiche non rende giustizia all’ultima sta di nuovo nei libri. Lo Hobbit è stato concepito come una fiaba per bambini e lo si può anche capire dal tono colloquiale con cui Tolkien narra la vicenda, incentrata soprattutto su valori come l’amicizia e la generosità. Il Signore degli Anelli invece è un romanzo fantasy epico scritto con un linguaggio molto più alto, dove si narra della millenaria lotta tra il bene e il male. Insomma, come paragonare una Smart a un Hammer.

Peter Jackson sul set del film

Peter Jackson sul set del film

Peter Jackson giustamente ha dovuto fare delle aggiunte più o meno discutibili alla storia originale per fare in modo che rendesse bene in una trasposizione cinematografica, pur sapendo che sarebbe stato difficile imitare il successo ottenuto con il suo precedente lavoro premiato con ben undici Oscar. Tuttavia il regista neozelandese è riuscito a trasformare una fiaba in un bel film fantasy d’avventura, riuscendo a ricreare i variopinti paesaggi immaginati da Tolkien e arricchendo la trama prendendo spunto dalle appendici de Il Signore degli Anelli: in questo modo ha potuto mostrare allo spettatore episodi altrimenti non narrati ne Lo Hobbit, come i diversi allontanamenti di Gandalf dalla compagnia di nani.

In conclusione, probabilmente Lo Hobbit non passerà alla storia come un film cult, ma non credo che sia giusto etichettarlo come spazzatura come molti “critici” online hanno fatto. Per chi invece è rimasto entusiasta e spera in altri film ambientati nella Terra di Mezzo, purtroppo c’è una brutta notizia: attualmente il figlio di Tolkien, Christopher, non è intenzionato a cedere i diritti delle opere del padre, eppure, proprio il professore inglese ha insegnato con i suoi scritti che non bisogna mai perdere la speranza. E allora speriamo.

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