CRONACHE CINESI – PARTE 3

Terzo e ultimo aggiornamento dell’intervista a Chen Yong Kang, presidente dell’organo dipartimentale di rappresentanza degli studenti del dipartimento di Lettere dell’Università Normale di Luoyang!

Trattandosi di una trilogia, leggi prima il capitolo uno e il capitolo due!

5)Facebook, Youtube, Twitter: come vivono i giovani cinesi la censura dei social network occidentali?

(ride) E’ una domanda molto spinosa. Vorrei rispondere facendo una premessa: il pensiero dei cinesi è libero, mentre lo sono molto meno i canali attraverso cui possonoIMG_4262 esprimerlo. Questo deriva in gran parte dalla necessità del governo di mantenere un costante controllo sui mezzi d’informazione, per scongiurare l’instabilità sociale che la totale libertà di parola potrebbe comportare. Tutto ciò è lampante nel momento in cui i nostri dirigenti acquisiscono un’aura quasi mistica ed eroicizzata, priva di alcun difetto umano e perciò impossibile da collocare, ad esempio, in un pettegolezzo mediatico o simili.

Ciò, a differenza di quanto potrebbe pensare un lettore occidentale, non viene vissuto dai cinesi come la negazione di un diritto, poiché la nostra cultura, la nostra tradizione e la nostra storia hanno, da sempre, esaltato un modello di vita collettivistico, all’interno del quale è più importante preservare l’armonia, piuttosto che enfatizzare le divergenze singole. E questa visione condiziona, ancora oggi, in ogni momento, ogni aspetto della vita dei cinesi.

Per quanto riguarda nello specifico i social network occidentali, da una parte c’è sicuramente l’amarezza dei giovani che non possono accedere a queste piattaforme di connessione internazionali mentre dall’altra c’è la consapevolezza che una simile censura mira alla creazione di muri ben più solidi e invalicabili di quelli virtuali progettati dai server cinesi: muri sociali e mentali, di protezione contro la diffusione massiva dei modelli stranieri di confronto. E, purtroppo o per fortuna, a questo ci siamo abituati da tempo. Non è tuttavia questa la ragione principale per cui i giovani cinesi sembrano indifferenti alla censura che grava sui social network; la risposta è un’altra, molto più semplice: molti di loro, in realtà, non sanno neppure della loro esistenza! E lo dico perché io stesso, prima che tu mi ponessi la domanda, non conoscevo né Youtube né Twitter. Come possono quindi indignarsi se, letteralmente, non ne sentono la mancanza?

 

6)Ultima domanda! Conosci l’Italia?

Non essendoci mai stato e, soprattutto, non avendoci mai vissuto, la mia conoscenza dell’Italia non può che essere superficiale. Detto ciò so che ha una splendida e antichissima cultura, elemento che ha in comune con Cina, oltre ovviamente all’amore per la buona cucina!

A livello socio-economico, vedo attualmente in Italia un benessere materiale e spirituale più diffuso e consolidato rispetto a quanto riscontrabile in Cina. Tuttavia, se si tratta di paragonare il potenziale, nonché la potenza, delle due nazioni, non ho dubbi nel dire che la Cina si trova in vantaggio: questo anche e proprio perché in Italia il diritto e i capitali si distribuiscono più omogeneamente nella società; il carattere discreto e frammentario di questi due aspetti del potere appiattisce, infatti, l’efficacia decisiva del centro. Mi immagino l’Italia come una distesa di sabbia: cosa succederà se in futuro si dovrà scontrare con la roccia che è invece la Cina?

 

Si conclude qui il ciclo di appuntamenti con la realtà studentesca di Luoyang. Non è certo questa la sede per trarre conclusioni o giudizi sull’immenso continente-stato che è la Cina e che al suo interno presenta differenze e disparità talmente profonde da “scaraventare due cinesi contemporanei in due epoche diverse”. L’obiettivo meno (?) ambizioso di questi articoli è di portare la Cina e i suoi giovani un po’ più vicini a Carmagnola e, più in generale agli italiani, che sembrano ancora convinti che si riduca solo ad involtini di primavera e a marche contraffatte.

Per riprendere in parte le parole di Yong Kang, la Cina, nel bene o nel male, sarà un grosso scoglio per tutti.

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