CRONACHE CINESI – PARTE 2

Secondo aggiornamento dell’intervista a Chen Yong Kang, presidente dell’organo dipartimentale di rappresentanza degli studenti del dipartimento di Lettere dell’Università Normale di Luoyang!

Se caschi dal pero, vai subito alla prima parte!

3)Gli studenti cinesi sono passati dai patrioti del “3 1 8” alle fanatiche guardie rosse della rivoluzione culturale, fino ai contestatori di piazza Tian An Men. Oggi, quale peso politico hanno gli studenti cinesi?

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Per rispondere compiutamente a questa domanda ci si dovrebbe chiedere qual è l’interesse degli studenti cinesi oggi per la politica. Spesso, il periodo di maggiore passione e fervore politico si concentra negli anni delle superiori, addirittura delle medie, per i pionieri più audaci, mentre, paradossalmente, si acquieta dopo l’inizio dell’università. Questo non significa che i giovani smettano di informarsi, ma, tacitamente, ognuno percepisce come inutile e impossibile qualsiasi tentativo di influenza diretta o indiretta della politica del paese. Ci si può forse chiedere quando gli studenti cinesi hanno smesso di scendere in piazza e manifestare, con il rischio di incorrere in una risposta mastodontica, intrecciata a mille altre domande e riflessioni di carattere sociale. Un buon sunto, nonché compromesso è, secondo me, attribuire questo fenomeno alla portentosa crescita economica degli ultimi 30 anni. Questa ha, infatti, accentuato il bisogno di porre i propri interessi al di sopra di ogni altro dibattito e incoraggiato gli studenti a canalizzare le proprie energie nella carriera scolastica prima e in quella lavorativa dopo, per rendere migliore la propria vita e più alto il proprio stipendio. È dunque questa la realtà tra le mura universitarie? Spregevole e dilagante egoismo? Si può intenderla così o come silenziosa opposizione quotidiana contro le ingiustizie di un sistema di privilegiati ed oppressi, che può essere percosso solo dal merito e dall’eccellenza dei risultati.

Un altro aspetto da considerare quando si parla di studenti e politica è la presenza effettiva di alcuni “portavoce” degli studenti, direttamente implicati nelle alte gerarchie governative: questi, però, quasi mai sono studenti e più spesso fanno gli interessi del gruppo sociale a cui appartengono o che ha conferito loro il ruolo di rappresentanza. Ovviamente non è giusto generalizzare perché per esempio quest’anno uno dei “portavoce”, l’illustre scrittore Mo Yan (n.d.a. autore di “Sorgo Rosso” e “Le rane”, presente nel 2007 alla Fiera del Libro di Torino , in qualità di scrittore di rilevanza internazionale) ha avanzato delle proposte per migliorare il sistema educativo cinese, soprattutto rispetto ai limiti dell’esame di stato per l’accesso alle università, il gaokao. Rimane da vedere in che misura queste proposte verranno ascoltate e, soprattutto, concretizzate

Ho detto prima che molti studenti universitari continuano comunque ad informarsi e a prestare grande attenzione ai telegiornali o alle news scovate nella rete. Questo è indubbiamente vero ma spesso l’atteggiamento degli studenti nei loro confronti non è dissimile da quello che potrebbero avere leggendo un buon libro di narrativa: intorno a loro non riescono a vedere gli eventi menzionati o i loro eroi e dopo aver spento il telegiornale ritornano alla realtà, aspettando il sequel della saga. In parte la responsabilità è da ricercare in seno alle notizie stesse o, meglio, alla modalità con cui esse vengono presentate. Ormai la maggior parte dei telegiornali si ripete quotidianamente con la stessa struttura: per i primi dieci minuti vengono trasmessi squarci delle principali riunioni a cui hanno presenziato i capi di stato, che si prodigano per il bene del paese, nei dieci minuti centrali compaiono esempi di miglioramento delle condizioni di vita del popolo cinese, mentre gli ultimi dieci minuti sono dedicati ai vicini rissosi del Medio Oriente, straziati dal caos e dall’anarchia. Ed ecco a voi la malcelata propaganda del Partito!

Scherzi a parte, molte delle difficoltà e delle criticità che la società cinese (e i suoi giovani) si trova oggi ad affrontare sono effettivamente quelle che le vengono additate dai paesi occidentali. Spesso, tuttavia, esse sono molto più complicate, ancora prima che da risolvere, anche solo da definire compiutamente, di quello che sembrano agli occhi di un osservatore esterno.

 

4)Qual è la sfida più grande per i giovani cinesi di oggi?

Dal mio punto di vista, è il lavoro. Anzi, il futuro. La domanda che oggi strazia il cuore dei giovani cinesi e che li priva del sonno la notte è: “chi voglio diventare quando sarò grande?”. Per quanto riguarda gli studenti, dopo la laurea (n.d.a. solitamente dopo quattro anni di università) o intraprendono il percorso magistrale o cominciano a lavorare per un’impresa privata o concorrono per una carica nell’ambito degli impieghi pubblici, anticipatrice di un’eventuale carriera politica. Personalmente protendo per la terza scelta, in quanto, non solo durante i miei tre anni nell’organo dipartimentale di rappresentanza degli studenti ho acquisito molti dei titoli – sono già iscritto al Partito – e delle esperienze necessari per la sua compiuta realizzazione, ma in più temo che sia uno spreco investire altri tre anni per conseguire una laurea magistrale. Questo perché dieci anni fa una laurea di base era sufficiente ad assicurare un buon lavoro mentre oggi, con l’aumento esponenziale degli studenti universitari, per ambire alla stessa sicurezza, è necessario disporre di una laurea magistrale: tra cinque anni, quindi, quando eventualmente io sarò in possesso di una laurea di categoria superiore, si ripresenterà lo stesso problema di “sovraffollamento” ed avranno vita facile solo più i “PhD”.

Questo senso di precarietà è molto diffuso tra i giovani cinesi ed è in parte dovuto alla distribuzione (ancora) non equa delle ricchezze che inevitabilmente sfocia in conflitto sociale e acuisce la competitività ad ogni livello.

Per quanto riguarda le mie personali ambizioni, se avrò successo nelle mie finalità, cercherò sicuramente di migliorare il sistema dal suo interno ma senza per questo pormi come “martire” o, peggio, “voce della verità”: non si tratta solo di scendere a compromessi con la realtà, quanto di mediare costantemente tra coloro i quali sono sopra di te e coloro i quali si trovano sotto, quasi sempre ostili nelle richieste e negli interessi. La faccenda si complica ulteriormente se pensiamo che, in realtà, pochissimo è dato sapere del governo o del Partito fuori dalle mura del potere; nella precedente domanda avevo citato la recente politica anti-corruzione attuata dal presidente Xi Jin Ping e in merito avevo detto che, grazie ad essa, molti politici anche molto influenti erano stati condannati. Tuttavia nessun giornale ha mai riportato le cause specifiche del loro discredito o le indagini compiute su di loro. Quando il Partito riuscirà a raggiungere un maggiore grado di trasparenza, quello sarà un giorno di festa per la democrazia, la civiltà e i cinesi.

L’aggiornamento è previsto per venerdì prossimo!

Vi anticipo la domanda:

5)Facebook, Youtube, Twitter: come vivono i giovani cinesi la censura dei social network occidentali?

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