CRONACHE CINESI – PARTE 1

Dopo sedici anni di reciproca tolleranza e occasionali battibecchi, nell’autunno dei miei 20 anni ho salutato l’Italia, ho fatto le valigie e sono tornata in Cina.

Qui mi sono iscritta all’Università Normale di Luoyang ed è cominciata quella fase che oggi definirei “di zuffa” con il microambiente universitario intorno a me. “Di zuffa” perché inizialmente ero molto scettica, confusa e non riuscivo a spiegarmi molte cose, come il perché ci fossero controlli sulla pulizia e sull’igiene dei dormitori ogni settimana. Ma forse bisognerà fare un passo indietro e darvi due nozioni base di contesto.

Ci sono più di 800 università in Cina, divise in tre fasce qualitative, a cui gli studenti delle scuole superiori accedono a seconda del punteggio totalizzato all’esame di stato gaokao. Le università si presentano come immensi campus situati nelle periferie delle città, al cui interno gli studenti studiano, mangiano, dormono, si innamorano (ma non fanno all’amore perché i dormitori sono rigorosamente divisi) e si organizzano in circoli dove spendono il loro tempo libero.

Ad oggi, la fase “di zuffa” è un po’ finita e un po’ no. Mi sono presa un paio di cazzotti ma, dei molti che ho dato, pochissimi hanno centrato il bersaglio. Questo perché, nonostante le mie origini, poco conoscevo della Cina, pochissimo dei suoi giovani.

Per questo ho deciso di pubblicare in serie questa intervista: per Carmagnola e per i suoi, di giovani, perché si redano conto, anche solo a grandi linee, di chi siano gli studenti cinesi ed evitino di fare a pugni con loro.

 

Ps. Ho poi capito il perché dei controlli igienici una mattina di fine novembre, quando è stato rinvenuto il primo topo in una camera del piano terra dell’ala ovest.IMG_4262

 

1)Ciao, vuoi dirci chi sei?

Salve a tutti! Mi chiamo Chen Yong Kang, ho 21 anni e sto frequentando il terzo anno della facoltà di Direzione, Cura e Strumentazione del Settore Cinematografico dell’Università Normale di Luoyang. Questa facoltà rientra tra le facoltà ad indirizzo artistico, a cui gli studenti accedono dopo il conseguimento del gaokao di medesima natura, a mio parere più arricchente rispetto a quello standard. Nel 2013, anno della mia immatricolazione, sono entrato a far parte dell’organo dipartimentale di rappresentanza degli studenti del dipartimento di Lettere e ad oggi ne sono diventato il presidente.

 

2)Come funziona l’organo dipartimentale di rappresentanza degli studenti? E in che misura riflette il sistema politico nazionale?

 

Comincio facendo una premessa: c’è una differenza basilare tra la concezione della rappresentanza studentesca dei paesi occidentali e quella cinese. Nel primo caso essa riflette puramente un’esigenza spontanea degli studenti di auto-organizzarsi mentre in Cina concilia questo aspetto con il ruolo di catalizzatore e moderatore delle volontà del governo e del Partito nei confronti degli studenti stessi. Ciò determina una ridotta libertà di movimento della rappresentanza studentesca poiché dietro di noi, o meglio, sopra di noi, si celano moltissime persone, primi tra tutti i professori, i tutor e i mille organi collegiali degli insegnanti. Non mi si fraintenda: questo non significa che gli interessi degli studenti vengano ignorati, semplicemente i loro rappresentanti devono dar conto anche ad altre persone.

Gli organi dipartimentali, a differenza dell’analogo di Università, sono i veri motori di rappresentanza studentesca, perché sono costantemente in contatto con gli studenti e le decisioni prese in queste sedi hanno ricadute concrete su di essi.

L’organo di rappresentanza del nostro dipartimento è costituito da 14 gruppi di lavoro (n.d.a. uffici e segreteria, organizzazione, vita quotidiana, divulgazione, propaganda, scuola, arte e cultura, crescita del singolo, volontariato, sport, diritti femminili, giornalismo, internet e sito web, orientamento lavorativo), a cui si aggiunge la figura del presidente, che non fa parte di nessuno di loro. Ogni gruppo di lavoro presenta un coordinatore, studente di terza come me, due vice coordinatori, studenti di seconda e fino ad otto membri associati, studenti di prima. Ogni anno, tra le matricole che desiderano accedere ai vari gruppi dell’organo di rappresentanza, vengono scelti i nuovi membri tramite due/tre stadi di selezione, che consistono in colloqui tenuti dal coordinatore del gruppo di lavoro e, in un secondo momento presieduti dai professori, prove scritte, esibizioni, piccole presentazioni ecc.

Ogni inizio anno ovviamente c’è anche il ricambio delle cariche per cui si organizzano le elezioni per diventare, i membri associati vice coordinatore, i vice coordinatori o coordinatori o presidente. Ogni rappresentante di classe ha diritto al voto, espresso come stima numerica della qualità del discorso tenuto dai candidati, ma, insieme a loro, senza una netta e ponderata compartizione del peso decisionale, l’esito delle elezioni viene influenzato dagli ex coordinatori, dall’ex presidente e soprattutto dai professori, i quali tengono in conto dell’operato e del comportamento del candidato nell’anno passato.IMG_4263

Per i lettori e per gli studenti occidentali questo parrà poco democratico, forse soprattutto rispetto al fatto che il presidente non sia eletto direttamente dagli studenti e tra gli studenti. A questo rispondo dicendo che in due anni di esperienza nell’organo di rappresentanza vengono acquisite competenze che difficilmente si possono rintracciare in uno studente che non abbia avuto lo stesso iter “politico” poiché, essendo il sistema educativo cinese molto chiuso ed autarchico, difficilmente uno studente cinese ha possibilità d’accesso alle organizzazioni sociali, che presentino strade alternative di crescita delle capacità di leardership.

Mi chiedi in quale misura queste dinamiche riflettano il sistema politico nazionale. Io penso che, a dispetto dei cambiamenti di forma e di denominazione, questa propensione assiale di assegnazione del potere dall’alto verso il basso sia una distintivo culturale che ha caratterizzato tutta la storia millenaria cinese. L’assetto politico odierno post-Deng Xiao Ping mira al conseguimento delle grandi opere e, per questo motivo, spesso trascura “i dettagli” sociali ma è indubbio che i cinesi oggi vivano meglio rispetto al passato.

Nonostante i chiaroscuri del sistema in cui vivo, come studente, come rappresentante degli studenti e come cittadino cinese, mi trovo a riporre fiducia nel governo e nelle sue riproduzioni in scala perché confido nel suo miglioramento e soprattutto nella sua auto-correzione, di nuovo dall’alto verso il basso: ne è un esempio la politica di anti-corruzione attuata dal presidente Xi Jin Ping, che ha colpito severamente anche i ranghi governativi più alti.

 

 

L’aggiornamento è previsto per venerdì prossimo!

Vi anticipo la domanda:

3)Gli studenti cinesi sono passati dai patrioti del “3 1 8” alle fanatiche guardie rosse della rivoluzione culturale, fino ai contestatori di piazza Tian An Men. Oggi, quale peso politico hanno gli studenti cinesi?

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