Con le ore contate – Prodotti alimentari a scadenza ravvicinata

Al supermercato i prodotti a scadenza ravvicinata se ne stanno tutti accumulati, come cadaveri nelle fosse comuni, in grandi cesti, senza distinzione di marca, genere, provenienza, religione e ideologia politica. Li accomuna la delusione verso il mondo e il profondo senso di disfatta. Nessuno li mette mai nel carrello, qualche cliente addirittura gli lancia uno sguardo di disgusto; altri invece li guardano con pietà, quasi si trovassero davanti a un reparto di malati terminali.

prodotti alimentari scadenza

Da http://www.giornalettismo.com/archives/723803/spesa-last-minute-prodotti-scadenza/

I prodotti a scadenza ravvicinata urlano la loro disperazione con grandi etichette colorate con scritto “60% di sconto”, marchio, stella di David, che li contraddistingue dai prodotti ancora giovani e sani e giustifica il loro confino nel ghetto. Sugli scaffali non c’è spazio per loro, sono dei reietti senza speranza, hanno letteralmente le ore contate: ci sono barattoli di yogurt bianco da 1 kg che scadono il giorno successivo, confezioni di ricotta che scadono tra 4 ore cronometrate e cartocci di panna che non supereranno la notte.
Ogni prodotto affronta il percorso nel braccio della morte con spirito diverso: ci sono fette di speck che abbracciano i tomini per fargli forza, c’è un uovo che ha sul guscio la stessa sequenza di coordinate numeriche che Donnie Darko aveva sul braccio e, come nel film, anche lui si perde in confusi e deliranti paradossi temporali. Ci sono cartoni di latte che, per dimostrare di essere ancora freschi, muggiscono, c’è un Kinder fetta al latte con la crisi di mezza età che si è comprato una Lamborghini e un pacchetto di sottilette che, colto da un attacco di spleen, fuma oppio e legge le poesie di Baudelaire. C’è un panettone, reduce dell’ultimo Natale, periodo in cui assistette alle terribili atrocità degli acquisti per le grandi feste, che, dopo aver visto scorrere fiumi di glassa versati nella lotta contro i pandoro, ha perduto il senno e lancia uvetta contro i passanti, inneggiando a un’imminente Apocalisse; sulla carta dell’imballo ha incise le parole “Gesù sta arrivando”, forse immemore, nella sua follia, che è ormai passata la stagione del presepe. Ci sono una pera e una mela avanti con l’età , dalla buccia rugosa, che hanno un po’ fermentato e se ne stanno tutto il giorno ubriache a sporgersi oltre i bordi del cesto e a urlare nefandezze alla bella frutta soda e lucida nel reparto ortofrutta. Poi c’è la verdura, che condivide il sogno di un’esistenza più sana, più pura, più frugale e più BIO, in una terra promessa, dove, al di là della marcitura, inizia una nuova vita come concime organico, così, dopo aver messo su braccini e gambine, si prepara a un esodo dai toni biblici verso la regione misteriosa oltre le porte scorrevoli del supermarket.

Fermatevi tutte, oh anime in pena! Si fermi questa Babilonia alimentare! E se fossero solo una menzogna questi numerini sulla vostra superficie? Se non fossero una vera e definitiva condanna, ma solo una mera approssimazione per difetto della data della vostra dipartita? Allora forse c’è speranza di redenzione, c’è la possibilità di una decadenza naturale e pacifica. In tal caso gli ultimi giorni della vostra vita sarebbero caratterizzati della spensieratezza dell’imprevedibilità.
Si narra di frigoriferi lontani in cui molti formaggi, invecchiando, diventino ancora più gustosi che da giovani; si dice che in quei luoghi ameni, riposino, nella brezza della refrigerazione, vasetti di yogurt alla banana e al caffè ancora cremosi e dolci, che vengono consumati uno, due giorni, addirittura una settimana oltre la data di scadenza, senza causare un’intossicazione alimentare ad alcuno.

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