Capro espiatorio virtuale

Imm Articolo2

Quante volte ci siamo sentiti dire che i social network sono la piaga dell’epoca moderna, che rendono i giovani asociali e incapaci di comunicare? Pensavo che quest’opinione fosse condivisa solo da chi non è avvezzo all’uso del computer e del web. A quanto pare mi sbagliavo.

Vi ricordate di “Look up”, in Italia forse più conosciuto come “Un video che TUTTI dovrebbero vedere”? Arrivo tardi, lo so, il contenuto circolava su Facebook alcuni mesi fa, ma l’argomento rimane interessante. Tantissimi tra i miei contatti l’hanno condiviso, i più apprezzandolo, pochi altri criticandolo negativamente. Se non ne aveste mai sentito parlare, “Look up”, creato dal giovane regista e scrittore Gary Turk, anche voce narrante, è un video il cui scopo è mettere in guardia gli utenti del web dai terribili rischi con cui internet mina la nostra vita sociale e la nostra psiche ogni singolo giorno. No, non si parla di truffe, furti d’identità, ladri del web e di altre realtà che tutti definiremmo minacce da cui tenersi alla larga, ma di come i social network e il mondo virtuale logorino le nostre vite e ci condannino a un mare di solitudine. Wow, suona tragico, vero? Il tono angoscioso di Gary e i melanconici accordi di chitarra vorrebbero confermare quest’impressione. Il video è stato argomento di articoli e commenti da parte dei navigatori della rete: in moltissimi l’hanno elogiato e decantato come rivelatore di una verità occulta. Il video originale su Youtube è a quota 44.790.920 visualizzazioni, senza aggiungere quelle delle versioni sottotitolate nelle varie lingue. La trovata geniale è che è recitato tutto in rima, cosa che a quanto pare lo rende meritevole d’essere definito “poema moderno”, soltanto a pensarci mi si accappona la pelle (manca solo l’incoronazione poetica a chi ha scritto la pubblicità del Cono Sammontana).

Per quanto mi riguarda “Look up” dovrebbe essere inserito nella lista dei luoghi comuni falsi e nostalgici insieme a “quando c’era lui i treni arrivavano in orario” e “la musica rock fa diventare i giovani satanisti”. Come succede di consueto nella storia dell’umanità ai più recenti frutti del progresso tecnologico e sociale sono attribuiti tutti i mali del mondo e la decadenza della società. È successo con la parola stampata, con la radio, con il telefono, con il cinema, con la televisione, con i videogiochi, con i cellulari, con l’emancipazione femminile e l’abolizione dello schiavismo e ancora succederà a tutte quelle innovazioni che rendono la nostra vita più facile. “Ma il video si riferisce chiaramente a situazioni di abuso ed eccesso”, potreste dirmi. Grazie, ogni comportamento ordinario e quotidiano se portato all’estremo è deleterio. Troppo esercizio fisico, troppo studio, troppo cibo, il troppo è troppo per definizione. La gente che usa gli strumenti in modo fastidioso, scorretto e dannoso esiste da quando i nostri progenitori hanno imparato a usare le dita per tenere in mano gli oggetti. Non dico che non sia giusto sensibilizzare e mettere in guardia le persone da qualcosa di potenzialmente pericoloso, ma piuttosto che chi ha girato il video non ha capito nulla su natura e relazioni umane.

A quanto pare Gary odia il silenzio di un treno affollato da pendolari. Il ragazzo evidentemente ha dei compagni di viaggio davvero discreti, un po’ lo invidio. Comunque io posso ignorare i miei vicini di posto anche con delle cuffie, con un libro o semplicemente facendo finta di dormire. “Diventiamo asociali, non ci soddisfa più parlare l’uno con l’altro e guardarci negli occhi” recita. Parliamone: la persona con la quale state parlando smanetta ininterrottamente con il cellulare senza degnarvi di uno sguardo, ma se non avesse quello in mano vi ascolterebbe davvero? Non credo, l’attenzione che diamo agli altri o che gli atri danno a noi, se sincera, prescinde dal fatto che esistano delle distrazioni che la possano distogliere. Certo, senza il gesto materiale del guardare fisso il cellulare sarebbe meno facile capire se il cervello del nostro interlocutore sia lì con noi o se stia vagando verso altri universi, ma non renderebbe l’interesse più vero. E poi continua “Non è molto probabile che diventerai il papà numero uno del mondo se non riesci a intrattenere un bambino senza un IPad”; infatti i genitori che lasciano i figli a loro stessi esistono solo dall’avvento dei computer, prima le famiglie erano tutte tipo pubblicità del Mulino Bianco. Nel mio immaginario il padre assente è quello che a tavola, invece di parlare con i figli, mangia leggendo il giornale. Perciò non preoccupatevi, avete la possibilità di essere genitori orribili anche se non potete permettervi un IPad.

Poco dopo inizia la mia parte preferita: la vita perfetta e felice che avreste potuto avere se proprio quel giorno, invece di guardare il cellulare, aveste parlato con quella ragazza carina incontrata per strada. A quanto pare Gary tiene conto di una ristrettissima quantità di variabili: e se avesse piovuto? Se ti fossi chinato a legarti la scarpa? Se la ragazza fosse uscita in bici? Scherzi a parte, il suo messaggio è: “Quante occasioni ti stai perdendo nella “vita reale” mentre ti occupi della tua “vita virtuale”!” A parte che il web offre delle opportunità che anni fa nemmeno ci sognavamo e che se vogliamo fare congetture sul caso e sul destino potremmo continuare all’infinito, no, mi dispiace, non è il possedere uno smartphone che t’impedisce di avere una vita felice e appagante. È proprio questo il punto: è troppo facile pensare che se non ci fosse la tecnologia saremmo fidanzati migliori, genitori migliori, persone migliori. Quando il mondo ci mette davanti nuove possibilità, sta a noi scegliere come comportarci. Sostenere che la nostra vita sarebbe migliore se questa possibilità ci fosse stata preclusa è un’affermazione superficiale e stupida. La verità è che questo video ci fa comodo, ci fa comodo incolpare qualcosa di esterno (ma assolutamente arbitrario) delle mancanze nostre e degli altri. Non voglio dire che il mondo dei social network sia perfetto o che sia strutturato nel migliore dei modi, anzi, ma solo che demonizzare internet non è la soluzione. Se un vostro caro tiene il naso attaccato allo schermo tutti i giorni, tutto il giorno provate a pensare che è una conseguenza dei suoi problemi, non la causa.

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