Alberto Cipolla – Colonna sonora per un sogno

Alberto (Foto: Giuliana Appendino)

Alberto (Foto: Giuliana Appendino)

Da piccolo, Alberto Cipolla, mentre i suoi amici giocavano con le macchinine, si divertiva a far girare con le mani il nastro di un’audiocassetta immaginaria; non era pazzia, ma la manifestazione di una grande e precoce passione: la musica. Alberto, nato a Carmagnola nel 1988, a soli 26 anni, ha alle spalle non solo molti anni di studio, ma anche diversi lavori professionali e può vantare una carriera ben avviata come musicista, compositore e produttore. Il sogno di scrivere, suonare e produrre la propria musica prende forma in Soundtrack For Movies In Your Head, album d’esordio uscito quest’anno a Maggio. Scopriamo qualcosa di più sulla sua esperienza e sul suo lavoro nel mondo della musica.

La musica è una passione di famiglia o l’idea di iniziare a studiarla nasce da te?
Non ci sono veri e propri musicisti in famiglia, ma quando ero piccolo le mie sorelle maggiori prendevano lezioni di chitarra e pianoforte, così usavo i loro strumenti per giocare, finché a dieci anni i miei genitori hanno pensato di farmi studiare pianoforte.

A che età sei entrato al Conservatorio?
Dopo aver finito le scuole superiori. Durante il liceo seguivo lezioni di pianoforte da privatista, dopo la maturità sono entrato alla Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo. Dopo aver preso il diploma come “Tecnico di Musica Interattiva” mi sono iscritto al Conservatorio di Torino per seguire il corso di “Composizione” e contemporaneamente ho portato a termine i due anni di “Contemporary Writing and Technology” del CPM di Milano, un corso di arrangiamento e produzione discografica, improntato su musica pop, jazz e rock.

Hai mai avuto la sensazione che far diventare la musica una professione e puntare il tuo futuro su di essa fosse un rischio troppo grande?
Che fosse un rischio è sicuro, ma scrivere musica e suonare è sempre stato ciò che volevo fare. Frequentare una qualsiasi facoltà universitaria significava sottrarre del tempo da investire nella mia passione e probabilmente limitarla a semplice hobby. Preferivo rischiare.

Qual è il passo che ha trasformato la musica da passione a professione?
Il primo lavoro serio è stato quello con il programma per l’infanzia “La Melevisione”, con cui sono entrato in contatto grazie alla scuola di Saluzzo, che offriva alcuni mesi di stage in un’azienda del settore; ho lavorato in uno studio di registrazione di Torino che collaborava con la Rai. Le mie musiche sono state mandate all’emittente televisiva che poi le ha utilizzate per il programma. Un altro buon gancio che mi ha aiutato ad entrare nell’ambiente è stato il film “Il Corridore” di Stefano Scarafia e Paolo Casalis, di cui ho composto la colonna sonora. Per riuscire a produrre dei lavori di qualità è fondamentale impegnarsi e dedicarsi allo studio della musica. Purtroppo la capacità media di capire se un lavoro è valido o meno è sempre più bassa: i committenti spesso non sanno cosa vogliono e chi lavora per loro si limita a fare il minimo indispensabile.

Tra i tuoi concerti, le lezioni private che tieni al Circolo Arci Margot e il coro Fizzy Black di cui sei co-direttore, trovi che i giovani di Carmagnola e dintorni dimostrino interesse per le iniziative musicali?
L’interesse c’è, ma di base i ragazzi sono stimolatati poco e male: è come se ci fosse un torpore generale; insomma bisogna riuscire a prenderli per il verso giusto. Sicuramente sarebbe importante valorizzare la musica a livello scolastico, ma credo che soprattutto sia fondamentale il metodo d’insegnamento.

Front cover dell’album “Sountrack For Movies In Your Head”

A Maggio di quest’anno è uscito il tuo primo album. Com’è nato “Soundtrack For Movies In Your Head”?
Negli anni ho raccolto molte idee e appunti senza alcun progetto unitario di base. Carol In The Rain è stato il primo brano arrangiato completamente con una vera e propria band. la veste rock che gli avevo dato mi piaceva parecchio e ho deciso di comporre altri brani con la stessa filosofia. Solo allora ho cominciato a pensare a un concetto di fondo che li legasse insieme e siccome in molti mi hanno detto che come stile si adattava molto bene ad essere una colonna sonora o addirittura una base su cui inventarsi delle immagini, ho deciso di sfruttare quest’idea.

Il 7 Ottobre hai dato via al contest “A.A.A. Call For Artists”, coinvolgendo fotografi, illustratori e disegnatori nel lato grafico
dell’album. Il concorso si è chiuso il 2 Novembre, com’è andato?
Sono arrivate un sacco di belle opere, soprattutto disegni; sinceramente non mi aspettavo tutta questa partecipazione. L’album è incentrato sul binomio musica-immagini e l’idea di chiedere alla gente di mandarmi ciò che i miei brani le ispiravano a livello grafico mi sembrava una buona idea per movimentare un po’ la pagina di Facebook. Il lavoro vincente verrà usato come immagine ufficiale per i vari social network a mio nome e per gli eventi su Facebook.

Quali sono state le soddisfazioni più grandi che ti ha il disco in questi mesi?
L’album ha raggiunto ottimi risultati fino ad ora: il brano The Shacks (2.0) ha raggiunto il 14° posto nella classifica “Alternativa” di iTunes tra i singoli più venduti. Ora mi vengono in mente due cose che mi hanno fatto particolarmente piacere: una è che estranei, persone che totalmente non conosco e non hanno alcun legame affettivo con me, mi hanno contattato per dirmi che la mia musica piace e ispira; l’altra è che gente affermata in questo campo, competente e che stimo molto a livello artistico mi ha fatto i complimenti per il mio lavoro. Pare che quest’idea di “colonna sonora per film mentali” sia stata apprezzata, le recensioni che ho ricevuto sono positive.

Il 10 Novebre uscirà il video del secondo singolo dell’album: “Craig and Noelle”. Qualche anticipazione?
Il 4 novembre è uscita la preview. È un video d’animazione realizzato da Vincenzo Gioanola e Anna Torazza, con i quali ho già avuto il piacere di lavorare in passato; la particolarità del video clip è che passa dal bianco e nero iniziale ai colori e proprio in questo c’è un significato nascosto. La canzone è ispirata al film “5 giorni fuori”(“It’s Kind of a Funny Story”), di cui mi avevano particolarmente colpito trama e personaggi.

Oltre al tuo progetto personale e principale, ce ne sono altri che stai seguendo in parallelo?
Intanto c’è il duo Iconoclashh, formato da me e Cecilia Siccardi: reinterpretiamo pezzi dance e di musica elettronica in chiave acustica; abbiamo realizzato già due date e siamo partiti alla grande . Con Paola Bertello invece stiamo più su una linea jazz, blues e lounge. Da qualche anno inoltre suono come turnista e tastierista per alcuni cantautori di Torino: Johnny Fishborn, Puso ed Eugenio Rodondi.

È difficile far capire alla gente che la tua non è solo una passione, ma anche un lavoro?
Fare il musicista non è sicuramente come lavorare in miniera, ma significa comunque molta fatica, ore di studio, prove, lavoro e soldi da spendere nelle attrezzature. Se vuoi che la musica sia il tuo vero lavoro devi dedicargli tutte le forze necessarie. Generalmente si pensa che “arrivare” nella musica voglia dire per forza essere il prodotto finale, cioè chi ottiene la fama, ma spesso il grosso del lavoro lo fa gente competente e preparata, lontana dai riflettori e sconosciuta a chi è estraneo all’ambiente musicale.

Un consiglio che daresti ad un giovane con il sogno di fare il musicista?
Ascolta più musica possibile e di ogni genere, da quella classica alla dubstep: è il metodo più efficace per scoprire cosa preferisci davvero e per trovare degli spunti e delle idee da sviluppare. Allo stesso modo è importante studiare seriamente, perché l’ispirazione si concretizza solo grazie a una preparazione adeguata: la tecnica è al servizio delle idee.

Pagina Facebook di Alberto: https://www.facebook.com/albertocipollamusic?fref=ts
Pagina Youtube di Alberto: https://www.youtube.com/user/AlbertoCipolla
Pagina SoundCloud di Alberto: https://soundcloud.com/alberto-cipolla

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