Mamma, li sperimentazioni animali!

Auguri mamme! Perché oggi è la vostra festa. Auguroni mamme, perché poche ore fa la vostra “bambina” e il vostro “ragazzone” si sono prodigati nella ricerca della vostra foto migliore, e, una volta rinvenuta, l’hanno pubblicata sui social network, con dedica annessa e infinito amore cibernetico (magari fosse stato virtuale anche il dolore del travaglio!). Ma soprattutto tanti, infiniti auguri mamme perché una volta in più in Italia si è deciso di lavorare per il peggioramento delle condizioni di salute ed economiche dei vostri pargoli, che tanto avete a cuore, nonostante abusino di Facebook. E non lo dico io, che valgo meno di Lercio, bensì lo sostiene la docente all’Università degli Studi di Milano e senatrice a vita Elena Cattaneo, nella lettera al quotidiano “La Repubblica”, in riferimento alle ultime decisioni riguardo alla sperimentazione animale. Pochi giorni fa, infatti, l’assemblea del Senato ha approvato quattro mozioni, promosse da Sel, Cinque Stelle e alcuni senatori PD, per ‘la salvaguardia’ del benessere degli animali nella sperimentazione a scopo di ricerca auspicandricerca_sperimentazione_animaleo la promozione di “iniziative volte a informare e diffondere le metodologie alternative alla sperimentazione animale”.
Quali metodologie alternative? Innanzitutto sarebbe più appropriato indicarle come complementari, in quanto correntemente usate in tutti laboratori di ricerca, a sostegno della sperimentazione animale (che non va assolutamente confusa con la vivisezione): esse consistono in simulazioni con computer, in test condotti su cellule in vitro e – ultima frontiera – nella coltura in provetta di organi in miniatura.
Rispetto alla prima opportunità, nessuno ha spiegato, dice Elena Cattaneo “chi istruirà il computer con algoritmi (fantascientifici) tali da mimare le risposte biochimiche dell’organismo, dei suoi circuiti umorali, degli organi connessi, di ogni loro singola cellula, ciascuna con i suoi trentamila geni tradotti in centomila proteine funzionali” e quale computer si presterà a tale scopo, considerato che il K computer, quarto computer più potente al mondo, dotato di 705.024 processori e 1.5 milioni di gigabyte di RAM, ha impiegato ben 40 minuti per riprodurre l’uno per cento delle attività che il cervello umano compie in un solo secondo.
La coltura delle cellule in vitro e degli organi in provetta sono molto utili per la ricerca sulle aberrazioni nella loro crescita, rigenerazione, morte ma come possono “cellule in un piattino di plastica farci capire le basi di malattie multisistemiche”, che coinvolgono intricate e polimorfe reti di controllo, superiori rispetto alla singola cellula?
Come sperare che un pugno di cellule riveli compiutamente “l’attività dei farmaci per la depressione, per i disturbi del movimento o dell’alimentazione, l’insonnia, la Sma, la Sla, la sclerosi multipla, l’Huntington, l’Alzheimer, il diabete, etc.”?
Come se non bastasse, la rinuncia alla sperimentazione animale comporta, oltre allo svantaggio intrinseco per la ricerca scientifica, anche uno svantaggio economico e di benessere, in quanto “ci renderà isolati e sempre più deboli sul piano dell’accesso a trattamenti più avanzati contro le più gravi malattie e nella competizione al riparto dei fondi per la ricerca”, fondi che sono soprattutto europei e quindi anche versati dall’Italia.
In questo giorno di festa, ci si chiede cosa pensino le madri della sperimentazione animale. Cosa ne penseranno le madri delle ragazze “NObiotec” che qualche settimana fa hanno urlato “assassina” contro Adriana Maggi, farmacologa dell’università di Milano? Qualcosa di molto diverso rispetto alla madre di Ginevra Buonsanto, leva 2011, affetta da atrofia muscolare spinale con distress respiratorio? Cosa ne penserà una qualsiasi mamma che oggi abbia ricevuto fiori o baci?
Penseranno forse tutte alla salute dei propri figli e che tutto sommato quella cosa della sperimentazione animale non è poi così male se permetterà loro di ricevere fiori e baci sempre.

 

Per leggere la lettera integrale di Elena Cattaneo: “Perché la scienza non può rinunciare a sperimentare sugli animali

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