Mimosa, my amorosa, my odorosa

Dimenticatevi dell’inverno, ormai è (quasi) primavera. Basta sbrinare il parabrezza dell’auto, basta alimentazione a base di polenta concia. Ormai è (già) Marzo.

I fiori si accingono a sbocciare mentre la Natura tutta sta ultimando i preparativi in vista della sua stagionale sfilata: in questo tripudio di colori, odori, emozioni ed allergeni, una tipologia specifica di fiore sarà protagonista indiscussa della prima settimana del mese. Stiamo parlando della mimosa.

parete_mediale_fossa_nasaleCome per tutte le celebrità, anche nei confroni della mimosa il grande pubblico riserva un atteggiamento di profondo “odi et amo”, reputando, le stesse caratteristiche, a tratti positive e a tratti negative. Campione indiscusso dell’ambivalenza è sicuramente il suo odore che, a seconda delle perturbazioni d’opinione, passa dall’essere semplicemente piacevole all’estremamente detestabile. Cosa determina questa instabilità che ogni anno mette in discussione il simbolo della festa delle donne? A naso, direi che ciò è dovuto probabilmente ad una diversa modalità di interpretazione e/o integrazione a livello della corteccia sensisitiva dei segnali raccolti alla periferia dalla mucosa olfattiva. Quest’ultima tappezza la volta delle cavità nasali ed è costituita da due strati distinti, l’epitelio di rivestimento, situato in superficie e la lamina propria, presentante ghiandole fondamentali per la funzione della mucosa stessa. L’epitelio di rivestimento è formato a sua volta da cellule olfattive, cellule di sostegno con funzione trofica ripetto alle prime e cellule basali, di rimpiazzo. Le prime sono niente meno che neuroni modificati, chiamati anche recettori sensoriali primari, responsabili della sensibilità agli stimoli odorosi: esse presentano il corpo cellulare posto in profondità nell’epitelio, da cui si dipartono un prolungamento esterno e uno interno. Il primo raggiunge la superficie dell’epitelio dilatandosi in una vescicola olfattiva, da cui si irradiano 10-20 peluzzi olfattivi, sensibili alle sostanze (chimiche) odorose, mentre il secondo, che veicola in direzione centripeta le informazioni raccolte dal prolungamento esterno, supera la lamina cribrosa (così chiamata proprio perchè si presenta forata dai prolungamenti interni) dell’etmoide, osso disposto a costituire la volta delle cavità nasali, per finire nella fossa cranica anteriore. Qui, unendosi con gli altri prolungamenti, costituisce il nervo olfattivo, che raggiunge poi il sistema nervoso centrale.

I peluzzi dei prolungamenti esterni delle cellule olfattive presentano dei recettori che vengono legati dalle proteine OBP (odorant binding protein) presenti del secreto prodotto dalle ghiandole della lamina propria: il secreto funge da solvente per le sostanze odorose in quanto OBP presenta grande affinità sia per i recettori dei peluzzi, sia rispetto alle sostanze odorose! La sua mediazione è così indispensabile per la captazione delle sostanze da parte dei peluzzi.

Lo splettro di odori percepiti dai diversi individui a partire da una stessa fonte può essere perciò imputabile anche ad a una diversa sensibilità periferica (come una maggiore o minore affinità per una determinata sostanza odorosa che per questo risulta essere particolarmente esaltata o ignorata alla percezione cosciente), oltre che ad un’organizzazione centrale lievemente dissimile delle informazioni raccolte.

Siate pertanto cortesi con le mimose e ancor di più con le donne a cui queste verrano regalate perchè spesso le nostre percezioni compromettono il valore delle situazioni: evviva la pluralità dei punti di vista, ehm, di olfatto!

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