Di peperoni si muore

Dopo la morte del lavoratore rumeno pagato in nero a 4 euro l’ora nella raccolta dei peperoni, emerge la piaga del lavoro in nero anche a Carmagnola.

Ioan Puscasu, rumeno di 46 anni che lavorava nelle serre in località Pret, è morto in un tardo pomeriggio di metà luglio, nei giorni in cui la temperatura atmosferica non dava tregua. I media avevano informato che al sud erano morti per il troppo caldo dei braccianti agricoli ma che simile sorte dovesse toccare anche a un lavoratore del nord non era stato
messo in conto.
Tanto è vero che la notizia, a parte qualche chiacchiericcio tra i suoi connazionali, venne diffusa soltanto ad inizio agosto quando anche la Procura di Asti aprì una inchiesta sul caso. Quello che era emerso fin da subito da parte degli stessi medici del 118 era la constatazione che al loro arrivo il povero Ioan era già morto e, anche la versione degli improvvisati soccorritori, che affermavano di averlo trovato agonizzante per strada, non era abbastanza convincente.
La relazione dei medici fece scattare l’intervento dell’ispettorato del lavoro e si ipotizzò che il bracciante fosse morto mentre lavorava nelle serre e che ci fosse stato da parte dei soccorritori un tentativo di occultarne la circostanza. Le informazioni raccolte sia da giornalisti che da sindacalisti di categoria fecero emergere che Ioan, come suo cognato Dragos, da diversi anni lavorava presso la stessa azienda agricola, pagato circa 4 euro all’ora senza però alcuna copertura assicurativa. Del caso si è occupato anche lo Spresal Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Asl To5. “Escludo che nel nostro territorio ci siano fenomeni di caporalato – dice il sindaco Silvia Testa – É normale che in agricoltura la stagione estiva richieda un aumento di mano d’opera che deve però essere salvaguardata nei propri diritti”.

“I costi regolari della mano d’opera – dice Domenico Tuninetti presidente del Consorzio del peperone di Carmagnola – spesso incidono in modo rilevante sul prodotto, specie in orticoltura tanto da non reggere la concorrenza ; infatti pur essendo il nostro territorio vocato a questo tipo di coltura, questa ne occupa solo il 3-4 % mentre il resto è coltivato a cereali che richiede meno impiego di mano d’opera. La maggior parte delle aziende orticole sono a conduzione familiare con poco apporto di personale esterno senza contare che lo scarso ricambio generazionale fa prevedere che entro dieci anni di tali aziende ne resteranno ben poche”.

Dalla Coldiretti confermano che nell’ultimo anno in Italia sono stati assunti regolarmente 322mila migranti senza i quali non ci sarebbe più il Made in Italy sulla tavola. Invitano anche a non generalizzare e a mettere in discussione, per colpa di pochi, gli esempi virtuosi presenti in agricoltura. Fedele Mandarano del sindacato Cgil Torino dice: “Questa morte per me ingiustificabile mette alla luce i lavoratori invisibili, difatti Ioan era da oltre dieci anni bracciante agricolo a Carmagnola pur risultando residente in Romania. I suoi erano orari illimitati con paga da fame. Da un punto di vista squisitamente sindacale si deve sapere che dal 13 agosto 2011 il Codice penale contiene un nuovo articolo, 603 bis, per il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” . Per quanto concerne lo “sfruttamento” la legge considera tale “la sistematica retribuzione palesemente difforme dai contratti collettivi, la sistematica violazione dell’orario di lavoro e le violazioni in materia di sicurezza”. Come cittadino carmagnolese mi auguro che la vicenda di Ioan sia davvero un caso isolato e anche che la prossima Sagra del peperone possa essere festeggiata con la certezza che i nostri peperoni non siano il frutto di lavoro nero”.

Una vicenda drammatica che avrà un seguito giudiziario nei prossimi mesi.

Maresita Brandino

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