QUALE FUTURO PER IL S. LORENZO? SAITTA RISPONDE

Il mese scorso avevamo inoltrato all’assessore alla sanità Antonio Saitta
un promemoria sulla situazione dell’ospedale san Lorenzo e sulle aspettative della cittadinanza carmagnolese in merito al futuro del nosocomio. La risposta era stata rinviata dopo la metà di novembre, quando sarebbe stato presentato il Piano regionale sulla salute.
La risposta è puntualmente arrivata:

L'assessore Antonio Saitta

L’assessore Antonio Saitta

“La delibera sul riordino della rete ospedaliera applica il Patto per la Salute, sottoscritto da tutte le Regioni italiane, che definisce una nuova gerarchia degli ospedali, ovvero Dea II livello (Hub), Dea I livello (Spoke), ospedali di base con PS ed ospedali di area disagiata. Tale classificazione viene effettuata sulla base di parametri oggettivi come i bacini di utenza e volumi delle prestazioni. Voglio ricordare, perché spesso nel dibattito lo si dimentica, che Patto per la Salute e relativo regolamento attuativo sono leggi dello Stato e non un qualcosa che possiamo decidere se applicare oppure no. La Regione Piemonte ha l’urgenza di adeguarsi a questa nuova normativa perché il nostro obiettivo è poter uscire nel 2015 dal piano di rientro a cui siamo sottoposti. Per ogni ospedale sono stati indicate nella delibera le specialità che ciascun struttura deve obbligatoriamente avere per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Dopodiché, le strutture ospedaliere saranno implementate con altre discipline che non vengono assegnate dalla delibera, ma che saranno oggetto di una valutazione successiva e di confronto all’interno delle assemblee dei sindaci.
Infatti spetterà all’assessorato, su proposta dei direttori generali delle aziende, definire l’allocazione definitiva delle discipline non connesse all’Emergenza urgenza: in ognuno dei tre tipi di ospedale (hub, spoke, ospedale di base) si potranno implementare le specialità in base ai bacini di utenza, ai volumi delle prestazioni, alla complessità tecnologica e alle professionalità esistenti.
L’ospedale di Carmagnola attualmente è un ospedale di territorio e tale resta, nulla cambia in quanto a classificazione. E gli ospedali di base devono obbligatoriamente avere: Pronto soccorso h24, medicina generale, chirurgia, ortopedia, traumatologia, radiologia, laboratorio analisi, alcuni posti di osservazione breve intensiva, più altre discipline che saranno assegnate secondo la procedura suddetta.

Nella delibera, che verrà attuata nell’arco dei prossimi due anni, è scritto con precisione che i presidi ospedalieri di base con Pronto soccorso svolgono “un ruolo fondamentale a salvaguardia del territorio, per dare un’efficace risposta alla domanda di salute”, in particolare nelle zone a bassa densità abitativa.

L’ospedale di base non è dunque un ospedale marginale o residuale. Con il riordino della rete ospedaliera nessun ospedale verrà chiuso; stiamo razionalizzando l’offerta interna alle strutture utilizzando criteri oggettivi (i parametri del Patto per la Salute e i risultati del Programma Esiti Agenas). Abbiamo una sanità molto frammentata dal punto di vista dell’offerta ospedaliera con un gran numero di Strutture Complesse con una bassa produzione. Non si tratta di ridurre i servizi, ma di accorpare queste strutture. Servono ospedali più forti e reparti più forti: questo è un vantaggio per il malato, oltre che un vantaggio dal punto di vista economico. Il nostro obiettivo non è garantire il posto o l’interesse di qualche primario, bensì garantire gli standard di qualità e quindi la salute degli utenti. Oramai è scientificamente provato che sotto una data soglia di interventi aumenta il rischio per i pazienti.

La politica può essere così cinica da continuare a difendere strutture o reparti dove sussiste un rischio?

Alla luce di tutte queste considerazioni non posso che ribadire quanto già affermato in occasione dell’incontro con il Comitato per la difesa dell’ospedale San Lorenzo e del sopralluogo a Carmagnola: non vi è alcuna intenzione di penalizzare la struttura del San Lorenzo e intendiamo lavorare per definire una missione specifica per talune specialità. Quello che è certo è che non si può chiedere alla Regione di tornare al passato rimettendo in discussione decisioni che sono già parte dei programmi operativi del piano di rientro, né si può chiedere a questa amministrazione di ignorare i dati della produzione sanitaria a causa di un depotenziamento dell’ospedale avvenuto nel corso degli anni per scelte assunte da direttori generali nominati da un’altra Giunta.
Detto ciò, il nostro impegno è valorizzare il San Lorenzo e per raggiungere questo scopo assegneremo ai nuovi vertici dell’azienda, che saranno nominati ad aprile, obiettivi specifici che tengano conto delle specificità territoriali, degli investimenti fatti e delle professionalità presenti a Carmagnola, a Moncalieri e a Chieri, secondo una visione che deve tendere ad una coerenza dell’offerta sanitaria senza penalizzare una struttura a discapito di un’altra”.

 

Antonio Saitta

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