Non sono favole – Di Pierpaolo Boschero

Non sono favole

Mi sono chiesto tempo fa cosa voleva dire, oggi, ricordare e fare festa per un avvenimento capitato 70 anni fa. Un avvenimento importante, determinante per la storia del nostro Paese, ma forse proprio perché storico, lontano, forse passato di moda, “non più così necessario“. Ma questa analisi non mi convinceva. C’era qualcosa che non tornava. Ora, dopo aver ricevuta la lettera di risposta dei giovani carmagnolesi di Azione Studentesca, ho capito.

Carissimi giovani, non è stata una forzatura il mio collegamento tra la ricorrenza del 25 aprile e il vostro volantino distribuito davanti alle scuole della nostra città. Ho scritto che anche a Carmagnola è arrivato il revisionismo storico che porta a “interpretare” gli avvenimenti della storia, perché nel vostro volantino avete scritto: “Contro i professori di sinistra che tentano di riempirti la testa di balle, con le loro favole sui partigiani..“. L’analisi che ho pubblicato lo scorso numero non era una forzatura ma una risposta a questo vostro pensiero, scritto e distribuito.
Il revisionismo storico mira proprio a rivisitare il pensiero storico comune, dopo un certo lasso di tempo dagli avvenimenti, alla luce di nuove scoperte, di nuovi documenti e di nuove analisi storiche che analizzano tali fatti.

25 aprile-3Per quanto ci riguarda, la Resistenza e la lotta partigiana contro il regime fascista e il suo alleato tedesco, sono sicuramente uno dei periodi più analizzati e fonte di dibattito in Italia. Le pagine di Pansa che ho letto da sempre in effetti sono un validissimo esempio di questo dibattito storico. Infatti, sicuramente avrete colto il grande cambiamento nelle sue tesi da quando il giornalista e scrittore piemontese lavorava a La Stampa e L’Espresso a quando è passato a lavorare per Libero.

Una guerra civile come quella che l’Italia ha vissuto tra il 1943 e il 1945 è stata devastante e le conseguenze si sono ripercosse per molti decenni. Proprio come avviene in queste guerre civili non sempre si riesce a distinguere i buoni dai cattivi, o comunque non sempre sono così netti. Ma se sicuramente i partigiani hanno lasciato alle cronache storiche fatti drammatici e cruenti non sempre onorevoli, il fatto stesso che oggi siamo qui, io e voi, a scriverci su queste pagine di giornale in modo educato e libero, ritengo senza ombra di dubbio che lo dobbiamo a questi partigiani che hanno liberato l’Italia dai fascisti e hanno permesso, con la loro lotta e il loro sacrificio, di dare agli italiani uno Stato libero e democratico. E badate bene, non sono luoghi comuni. Sono verità storiche, e ve lo dimostro. Mi avete chiesto di pubblicare la vostra lettera “Sperando che il nostro pensiero venga pubblicato nel rispetto del diritto di replica” e tutti i nostri lettori lo possono constatare. Ma nel periodo in cui i fascisti governavano l’Italia, tu, io e tutti gli altri che avessero voluto esprimere un libero pensiero, non ne avrebbero avuto la possibilità. Nel migliore dei casi saremmo stati interrogati e picchiati e sicuramente il mio giornale sarebbe da decenni chiuso.

Oggi è difficile per tutti noi, dopo che siamo nati e vissuti da sempre in questo ambiente libero e democratico, capire cosa significa “poter dire la propria opinione“. Nessuno sa come sarebbero oggi le cose, la nostra storia, il nostro ambiente, se la guerra civile l’avessero vinta i fascisti. Ma oggi sappiamo com’è andata dopo che i partigiani hanno vinto questa guerra fraticida. Se oggi, tutti noi, possiamo esprimere il nostro pensiero lo dobbiamo a quei parti- giani e alla loro lotta. Non sono favole, credetemi, sono certezze che meritano di essere ricordate, di essere festeggiate e di non essere dimenticate.

 

Pierpaolo Boschero

>>> Leggi l’articolo di Azione Studentesca

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