LA SINDONE: IL MISTERO DELL’UOMO DEL TELO

E’ la terza volta che sono andato a vedere la Sindone: la prima volta, nel 1978, ero bambino e non ricordo molto di quel giorno, mentre nel 2010 sono andato in bicicletta da Carmagnola e la visita è stata, oltre che un momento di preghiera e raccoglimento, anche una occasione per riflettere e fare il punto della situazione della mia vita.

Questa volta sono andato come giornalista e, nonostante abbiano permesso agli operatori della comunicazioni la visita un giorno prima dell’apertura al pubblico, non è stata la stessa cosa. Il trambusto tra chi scattava foto e faceva la diretta su sky, ha “rovinato” quel momento di raccoglimento che ogni fedele prova al cospetto di quel telo così strano e misterioso. Ma nonostante tutto trovarsi al cospetto di questa sacra reliquia, personalmente, mi tocca sempre nel profondo tanto da arrivare ad un misto di commozione e riverenza verso quell’uomo che la mia fede identifica in Cristo, il Dio morto e risorto a Gerusalemme che ha “spaccato” la storia dell’umanità più di ogni altro personaggio: con la sua nascita la storia si è separata in un “prima” e in un “dopo” Cristo. Un tema quello della Sindone, proprio perché trascende la mente umana e non riesce a trovare una giustificazione scientifica chiara, che da sempre desta l’attenzione degli uomini e li interroga.

In questi anni ho sentito e visto i più disparati servizi sulle nuove teorie su chi era Gesù e sul volto della Sindone. La più “stravagante” parla di come gli extraterrestri abbiano invaso la terra al tempo degli egizi e abbiano destinato a governare il mondo dei loro rappresentanti che potessero orientare e governare la storia. Gesù Cristo faceva parte di questa cospirazione interstellare e il fatto che oggi, con le più avanzate tecniche, non si riesca a capire come si sia impressa sulla Sindone il volto di quell’uomo che i cristiani identificano con il loro Dio, non è altro che la prova che anche lui era un essere proveniente da un altro mondo, e che la luce con cui ha lasciato la terra, abbia impresso il telo lasciando la sua immagine. Lasciando perdere queste strampalate teorie, voglio proporvi alcune riflessioni fatte da Giovanni Paolo II nel 1998, quando, dopo la sua visita e il suo raccoglimento, ha espresso al mondo queste considerazioni: “La Sindone è provocazione all’intelligenza. Essa richiede innanzitutto l’impegno di ogni uomo, in particolare del ricercatore, per cogliere con umiltà il messaggio profondo inviato alla sua ragione ed alla sua vita. Il fascino misterioso esercitato dalla Sindone spinge a formulare domande sul rapporto tra il sacro Lino e la vicenda storica di Gesù. Non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni. Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per giungere a trovare risposte (…). Ciò che soprattutto conta per il credente è che la Sindone è specchio del Vangelo: l’immagine in esso presente ha un rapporto così profondo con quanto i Vangeli raccontano della passione e morte di Gesù che ogni uomo sensibile si sente interiormente toccato e commosso nel contemplarla. Nella Sindone si riflette l’immagine della sofferenza umana. Essa ricorda all’uomo moderno, spesso distratto dal benessere e dalle conquiste tecnologiche, il dramma di tanti fratelli, e lo invita ad interrogarsi sul mistero del dolore per approfondirne le cause. Davanti alla Sindone, come non pensare ai milioni di uomini che muoiono di fame, agli orrori perpetrati nelle tante guerre che insanguinano le Nazioni, allo sfruttamento brutale di donne e bambini, ai milioni di esseri umani che vivono di stenti e di umiliazioni ai margini delle metropoli, specialmente nei Paesi in via di sviluppo”.

Pierpaolo Boschero

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone