Giornata mondiale contro l’omofobia – Le voci di Carmagnola e delle sue persone…

I temi dell’affettività e della sessualità ricoprono un ruolo fondamentale per giovani e adolescenti in piena fase di crescita e, proprio per questo motivo, sono spesso argomento di discussione negli oratori, nelle parrocchie, ma anche a scuola e all’interno delle associazioni rivolte ai giovani. Tra questi temi assume sempre maggiore importanza la questione dell’omosessualità che, oltre ad aver scatenato un acceso dibattito a livello istituzionale italiano, coinvolge spesso ragazzi e ragazze pieni di paure ed insicurezze nel tentativo di affermare la propria personalità.Per comprendere come si colloca questo tema all’interno del tessuto cittadino carmagnolese, abbiamo dato voce ad alcuni rappresentanti delle realtà comunali, a partire da quelle scolastiche e religiose, fino ad arrivare a testimonianze dirette provenienti dalla realtà giovanile.

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, abbiamo interpellato la dirigente dell’IISS Baldessano-Roccati, Maria Enrica Cavallari, e la dirigente dell’Istituto Comprensivo 1, Carla Leolini. Mentre la prima ha ritenuto di avere troppi impegni in chiusura d’anno scolastico per dedicare un po’ di tempo al tema in esame, la dirigente delle scuole elementari e medie è così intervenuta
sul’argomento: “Nella fascia di età degli alunni di un istituto comprensivo (da 3 a 14 anni) il problema emerge sicuramente meno che nella fascia di età dei ragazzi della scuola superiore, dove gli episodi di omobullismo raggiungono livelli che fortunatamente nelle nostre realtà sono meno evidenti e frequenti. Certamente, in alcuni casi, anche nelle nostre scuole il problema si presenta. Oggi nelle scuole si contrastano in modo efficiente i pregiudizi che portano a fenomeni di razzismo, xenofobia, antisemitismo e diversa abilità. Più difficile risulta affrontare in classe il tema della discriminazione dovuta all’orientamento sessuale e all’identità di genere, nonostante queste tematiche siano state individuate a pieno titolo come inerenti il rispetto dei diritti umani. Decidere di non parlare di omosessualità a scuola non è una scelta neutra, manda un messaggio forte e chiaro sia ai ragazzi omosessuali che a quelli etero. Molte volte sono però presenze invisibili perché non trovano nella scuola e nella famiglia un ambiente accogliente in cui vivere questo aspetto della loro identità. E questo non fa che consolidare in loro sentimenti negativi e pregiudizi. Molto è ancora lasciato alla sensibilità del docente, anche se da anni le scuole attivano sportelli psicologici ai quali i ragazzi in difficoltà, ma anche i docenti che riescono a coglierne i problemi, possono rivolgersi. Già nella scuola primaria vengono fatti interventi sulle classi V di educazione all’affettività. Le tue domande mi portano a pensare di proporre al collegio dei Docenti un corso di aggiornamento sul tema per avere migliori strumenti per affrontarlo qualora si presentasse. Infine credo che la realtà di provincia, in cui le persone hanno maggiore possibilità di interagire e dove “tutti si conoscono”, siano più difficili rispetto agli ambienti di città. Per contro esiste meno l’indifferenza, le persone sono più amiche e quindi potrebbero aiutarsi maggiormente.”

885756_836124736462906_1831406621513518415_oChiesa. Visto, poi, l’importante ruolo rivestito dalla religione nella vita della città, abbiamo chiesto a don Giancarlo, sacerdote della parrocchia Santi Pietro e Paolo di Carmagnola, un’opinione sull’argomento.
“Certo, si parla di questi temi, si cerca di aiutare e accompagnare i ragazzi, non si nasconde nulla, ma spesso l’argomento omosessualità fatica ad emergere a causa della riservatezza dei giovani, ma soprattutto del timore del giudizio: si vede la Chiesa come un carabiniere”.

Se gli si fa notare che la posizione della Chiesa su questo tema è generalmente di forte contrarietà il parroco sottolinea l’importanza di distinguere tra le persone e la situazione oggettiva: “Esiste il progetto della Bibbia e non si può andare contro a questa realtà, ma ciò riguarda il matrimonio. Non ci sono riferimenti così espliciti nei testi sacri per quanto concerne il legame affettivo tra due persone. Inoltre ricordiamo che con “legame” non ci si riferisce solo alla sessualità, ma anche all’affetto, appunto, alla volontà di restarsi accanto, sostenersi e aiutarsi”. “L’importante” conclude don Gian- carlo “è non sbandierare l’omosessualità come se dovesse essere una rivincita o una vendetta, magari contro la Chiesa. Non deve essere una battaglia, né da una parte né dall’altra, è necessario ascoltare e confrontarsi”. In questi termini la Chiesa a Carmagnola potrebbe anche essere un attore importante per iniziative sul tema, per esempio, come ha spiegato il sacerdote, esisterebbero al suo interno le competenze per la creazione di uno sportello di ascolto per i giovani.

I giovani. Che cosa ne pensano i diretti interessati, coloro che ogni giorno si trovano ad affrontare le difficoltà che riguarda- no questo mondo? Abbiamo chiesto a due ragazzi di 21 anni di parlarci della loro esperienza, chiarendo quanto riescono ad essere loro stessi nella loro realtà cittadina, in chi hanno trovato sostegno e fiducia e quali sono le attuali maggiori paure.
Fabrizio racconta: “Dal momento in cui ho accettato di essere gay ho dovuto fare un percorso non facile per poter arrivare a parlarne con qualcuno. Dubbi, domande e perplessità mi hanno assalito, mi hanno fatto fare i conti con la mia sessualità e con ciò che il mondo avrebbe pensato di me. Una delle prime persone con le quali ne ho parlato è stata la mia insegnante di danza: sentivo di potermi fidare e sentivo che mi avrebbe capito, così come poi è stato. Dopo qualche mese ho voluto e dovuto affrontare il discorso con i miei genitori che mi hanno saputo accettare senza esitare. La mia paura più grande era quella di subire della violenza fisica: avevo il terrore di essere picchiato o maltrattato da ragazzi più grandi. Purtroppo in Italia c’è ancora molta ignoranza che porta questi ultimi a sfogare la loro paura nei confronti della diversità con la violenza, sia fisica che psicologica. Per anni, passeggiando per il mio paese (La Loggia) mi sono sentito chiamare con nomignoli ed insulti rivolti solo ai miei gusti sessuali. Oggi posso dire di essere sereno con me stesso e col mondo che mi circonda e ringrazio soprattutto di essere vivo perché riconosco anche che ci sono realtà sociali ben peggiori di quelle in Italia dove un ragazzo, se espone la sua omosessualità, rischia di essere decapitato. Dovremmo essere in grado di accettare la diversità in quanto tale e non come pericolo. Io personalmente non mi sento pericoloso, ma mi ritengo semplicemente diverso dalla massa”.

Luca (nome di fantasia) invece ha spiegato: “Ho detto per la prima volta a qualcuno di essere gay a 16 anni, ad una mia grande amica che ritenevo intelligente e capace di capirmi, infatti così è stato. Un paio di anni dopo ho iniziato a frequentare un ambiente in cui sentivo di poter essere me stesso, in cui sapevo di poter essere accettato. A quel punto ho smesso di avere paura dei miei comportamenti e ho deciso di essere me stesso con tutti i miei amici. In questo momento la mia principale paura guarda al futuro, temo che quando tutti i miei amici si saranno costruiti una famiglia, io sarò ancora al livello precedente, magari solo. A livello cittadino penso che probabilmente alcune persone che conosco mi giudicherebbero sapendo che sono omosessuale, penso ad esempio ad alcuni miei ex compagni di classe, ma mi sento pronto ad affrontare ciò perché non mi interessa più difendere quello che non sono o fingere di non essere me stesso. Al momento attuale, quello che ancora mi frena è affrontare la mia famiglia e mostrare un lato di me che non hanno mai conosciuto”.

Per quanto riguarda le realtà associative portiamo l’esempio del Circolo Arci Margot che ha espresso la sua posizione sul tema lanciando una campagna dal titolo “Tutte le volte che mi baci scompare un omofobo” in occasione della VIII Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia del 17 maggio. L’iniziativa è stata promossa dai soci del circolo che hanno scelto di “metterci la faccia” nel vero senso della parola. E noi del Corriere di Carmagnola l’abbiamo riportata in questa pagina. Le immagini sono sbarcate su tutti i canali dei social media del Margot e sono state affisse in alcuni punti della città per sottolineare come amore e affetto non conoscano limiti di orientamento sessuale.

 

Valentina Chiabrando e Sabrina Quaranta

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