Garanzia Giovani: schiavitù o opportunità?

Anche se a livello nazionale il progetto ha mostrato lacune, a Carmagnola il 37% di chi si è iscritto a oggi risulta inserito nel mondo del lavoro.

Continua l’indagine del Corriere di Carmagnola nel mondo del lavoro giovani. Dopo aver presentato nello scorso numero le tante opportunità che il mercato propone, oggi abbiamo scelto di parlare di uno specifico progetto.

Nelle scorse settimane, infatti, si è tornati a parlare del progetto Garanzia Giovani e questa volta non con i toni entusiastici della prima ora. Il progetto europeo aveva l’obiettivo di offrire un’opportunità lavorativa o formativa ai cosiddetti “neet”, i giovani tra i 16 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. A quasi due anni dall’attivazione del programma, però, lo scenario sembra essere poco incoraggiante.

“La Stampa” di Torino denuncia: “Quasi un milione di giovani si sono iscritti al programma, ma solo 32 mila (il 3,7%) hanno tro- vato un lavoro vero. Dunque ciascun contratto è costato oltre 36 mila euro. Gran parte dei soldi arrivati dall’Europa (1,5 miliardi) si disperde in sprechi e costi burocratici (…).Dopo quasi due anni, un iscritto su quattro non ha ancora ricevuto risposta. Alcune regioni fanno ancora peggio. In Lombardia, Campania, Calabria e Molise uno su tre è ancora in attesa. In Piemonte il record negativo: senza risposta il 47% dei partecipanti”. […] I 642 mila fortunati che hanno ricevuto una chiamata dai servizi per l’impiego risultano semplicemente “presi in carico” dal sistema: significa che effettuano un colloquio. Ma non si può valutare il successo del piano sulla capacità di istituire una pratica. Solo per 227 mila al colloquio ha fatto seguito una “misura concreta”. In seguito a queste notizie alcuni esponenti di “Gioventù Nazionale” hanno manifestato a Carmagnola al grido “Garanzia Giovani è schiavitù”. Abbiamo intervistato il responsabile carmagnolese Lorenzo Stella.

Perché dite che Garanzia Giovani è schiavitù?
“ Per diversi motivi: innanzitutto perché il sistema a nostro parere è stato sviluppato in modo da prendere “per fame” i giovani che non studiano e non lavorano. Se fossero riusciti a dare lavoro non dico a tutti, ma a molti, in maniera dignitosa, si potrebbe parlare di un’esperienza riuscita. Invece pare che, basandoci sui dati usciti sui giornali, su 856.000 richieste di iscrizione a livello nazionale, i contratti di lavoro effettivamente stipulati siano stati 32.000. Questi contratti si rifanno ovviamente alle normative recenti sul tema del lavoro e purtroppo ci troviamo con diversi giovani che hanno dovuto lavorare in situazioni totalmente precarie, dovendo a volte fare 40 ore settimanali con un paga infima, paragonabile a quella del Servizio Civile Nazionale, che, come sappiamo, non è un lavoro. Sono venuto a conoscenza di una ragazza a cui sono state proposte 40 ore settimanali per 360 euro al mese, con la speranza di essere eventualmente assunta dopo sei mesi. L’azienda però era nota per cambiare personale proprio ogni sei mesi per avere la possibilità di assumere lavoratori a basso costo. Noi riteniamo che una paga di questo tipo a fronte di questo numero di ore sia una miseria, e in un periodo in cui i giovani si aggrappano a tutto per avere uno stipendio questo significa “prenderli per fame”.

Il problema, quindi, sono le aziende che hanno aderito al pro- gramma?
“Magari, in questo caso non si potrebbe imputare alcuna responsabilità al governo. Invece sui giornali si parlava di un 66% del denaro messo a disposizione andato a associazioni e cooperative per corsi di formazione per cui venivano retribuiti i membri dell’associazione e della cooperativa stessa. I soldi destinati ai giovani vengono quindi utilizzati per autofinanziarsi. Questo dovrebbe essere più controllato sia dal governo che dalle istituzioni che si occupano del progetto.”

Cosa puoi dirci, invece, su tirocini e Servizio Civile?
“Per me il Servizio Civile è una buona opportunità, ma non deve essere considerato un lavoro.”

Quali responsabilità ha in Comune di Carmagnola?
“ Noi abbiamo fatto il volantinaggio qui a Carmagnola perché non ci era possibile farlo su Torino. Chiaramente il Comune di Carmagnola non essendo il primo artefice del progetto non può essere incolpato. C’è stato sicuramente un investimento della giunta su un programma promosso da un governo della sua stessa parte politica, è stato un flop, ma chiaramente il Comune non ne ha responsabilità. Ci sono comunque tanti altri modi per inserire i giovani nel mondo del lavoro” .

Se Gioventù Nazionale ha espresso una critica generale, non relativa esclusivamente al contesto carmagnolese, noi abbiamo cercato di avere qualche dato in più sull’andamento di Garanzia Giovani nella nostra città.

Ecco i dati che ci sono stati forniti dal CPI di Moncalieri e dall’Agenzia di Sviluppo di Carmagnola attingendoli dalla banca dati regionale dei servizi per il lavoro. Si specifica che i dati sono riferiti al bacino carmagnolese (gli 8 comuni del CISA 31) e fanno riferimento a circa 12 mesi di attività (periodo giugno 2014 – marzo 2016, che ha avuto diversi momenti di sospensione per indisponibilità di risorse economiche). Inoltre si fa riferimento ai soli giovani residenti nell’area di competenza, non sono stati conteg-iati quelli inseriti presso aziende del territorio che risiedono in comuni diversi.

419 i giovani che, a livello locale, hanno beneficiato del programma (tutti hanno partecipato ad attività di orientamento di base e specialistiche)
Di questi: 210 hanno beneficiato del tirocinio (il 50%); 77 hanno avuto un opportunità di lavoro (il 18%) con contatti di lavoro superiori ai 6 mesi o attraverso l’apprendistato.

Ad oggi dei 419 partecipanti: 37 risultano occupati (con contratto inferiore ai 6 mesi); 99 risultano occupati con contratto maggiore o uguale ai 6 mesi); 22 risultano ancora in tirocinio Complessivamente quindi il 37% di chi ha beneficiato di Garanzia Giovani ad oggi risulta inserito al lavoro.

Un risultato lusinghiero se paragonato alla media nazionale.
A commento di questi dati l’assessore alle politiche per la persona Graziana Ferretto ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Ritengo doveroso operare dei distinguo sulla ricaduta di questa misura, per mettere in evidenza i territori, come il nostro bacino di competenza, dove gli interventi hanno avuto una qualità professionale alta, dove si è operato in sinergia tra le diverse agenzie pubbliche e private, con la finalità di far conoscere la misura e offrire reali opportunità ai giovani, senza tralasciare l’impatto positivo sulle imprese. Peraltro, in una recente intervista, lo stesso ministro Poletti ha sostenuto che la misura, pur con evidenti difficoltà, ha messo in moto delle possibilità verso i giovani che non esistevano prima, rivolte soprattutto a chi esce dal percorso scolastico e svanisce nel nulla. Ha valutato anche positivamente l’adesione che gli stessi giovani hanno dato.
Credo che per valutare l’impatto di Garanzia Giovani sia necessario aver chiare le condizioni del contesto socio-economico in cui ci si trova ad operare e cioè la mancanza di lavoro e soprattutto di occasioni. La messa in opera di politiche attive del lavoro ha primariamente lo scopo di far interagire i sistemi, di favorire la conoscenza e permettere lo stabilirsi di relazioni e di sinergie. Ad oggi l’orientamento è considerato, a ragion veduta, una delle attività di maggior efficacia sia perché indirizza la persona verso la rivalutazione delle proprie attitudini e competenze, sia perché dota la stessa di strategie per l’approccio al mondo del lavoro. Nondimeno, le sinergie tra agenzie del lavoro e mondo delle imprese, favoriscono opportunità lavorative, che in alcuni casi sfociano in assunzioni vere e proprie.
Potrebbe essere utile all’analisi sapere che le politiche attive del lavoro si articolano lungo le quattro direttrici indicate prima nell’Agenda di Lisbona e poi nella Strategia Europea per l’Occupazione (SEO) :
1. Occupabilità: migliorare le capacità di un individuo di inserirsi nel mercato del lavoro
2. Adattabilità: aggiornare le conoscenze individuali per render-e compatibili con le esigenze del mercato
3. Imprenditorialità: sviluppare qualità e spirito imprenditoriali per avviare un’azienda e contribuire all’autoimpiego
4. Pari opportunità: favorire politiche di uguaglianza per aumentare i tassi di occupazione femminile.
Gli strumenti per realizzare questi obiettivi sono: la formazione, la riqualificazione, gli strumenti di orientamento, l’alternanza scuola lavoro, i tirocini e le work experiences.
Ritengo che l’analisi dei dati raccolti e presentati, di cui ringrazio il Centro per l’Impiego e l’Agenzia di sviluppo del nostro Comune, non possa che confermare che, laddove si è operato con professionalità, si siano ottenuti dei risultati significativi a favore dei giovani e del tessuto produttivo.”

Sabrina Quaranta

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