Cosa sgorga dai rubinetti dei carmagnolesi?

Da alcuni mesi ormai qualcosa si nasconde tra le acque carmagnolesi. Non si tratta di un mostro leggendario, ma di valori anormali per quanto riguarda l’inquinamento acquifero. Lo scorso luglio è stata emanata un’ordinanza per vietare l’utilizzo dei pozzi di una consistente area del territorio (foto), senza però rilevare dati critici per l’acquedotto e quindi rischi per la sicurezza cartografiadei cittadini. La fonte più probabile d’inquinamento dell’acqua è stata fatta risalire all’ex lavanderia industriale Italdry, situata al confine con Caramagna per la cui bonifica sono stati stanziati 186 mila euro. Il campanello d’allarme è scattato a causa della presenza, in quantità anomale, di un prodotto chimico, il tetracloroetilene. In seguito al comunicato dell’Amministrazione comunale sull’utilizzo dei pozzi e le rassicurazioni rispetto all’acqua potabile, non sembravano esserci rilevanti rischi per la popolazione.

Qualche settimana fa, i sospetti sono però tornati a galla in seguito alle dichiarazioni di un cittadino, Giovanni Delmondo, che riportano dati anomali di tetracloroetilene anche per l’acqua potabile. “Ho fatto analizzare due campioni: uno di acqua presa dal rubinetto della mia cucina, e uno di acqua prelevata da un pozzo a S. Bernardo. Quel che risulta dopo le analisi, costatemi 200 euro, è un livello di 16,4 microgrammi di Pce per litro a fronte di un limite di 10 per l’acqua potabile e di 34,7 microgrammi per litro per l’acqua del pozzo. Secondo l’ordinanza comunale l’utilizzo dell’acqua è consentito fino ad una concentrazione di 40 microgrammi per l’irrigazione”.

Gli uffici comunali hanno smentito i dati soprariportati, assicurando che i controlli sono stati intensificati e che negli 11 prelievi avvenuti di recente le acque sono sempre risultate nella norma. Nessuno dei dati relativi ai prelievi condotti dall’Asl è stato pubblicamente trascritto e di recente l’unica cifra comparsa è stata zero.

I dati dovrebbero essere prossimamente aggiornati, intanto l’Amministrazione assicura che verranno fatte ulteriori verifiche ed indagini per la sicurezza dei cittadini. Nonostante dati ufficiali e rassicurazioni, la domanda che sorge spontanea è: Che cosa beviamo? La nostra salute è in pericolo?

Per il momento non sembrerebbe il caso di allarmarsi, ma si considera opportuna un’attenzione particolare alla questione in attesa di indagini più approfondite.

Valentina Chiabrando

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