CENTRALE BIOGAS: IL TAR BOCCIA IL RICORSO DEL COMUNE

Il TAR ha detto che “si può fare…” al tanto discusso impianto di Biogas che la società Agricola Carmagnola Biogas srl voleva costruire il via Vado della valle.
Biogas AnlageLa vicenda iniziò nel 2011 quando la società carmagnolese aveva ottenuto dalla Provincia l’autorizzazione necessaria a realizzare l’impianto, impianto che ha visto l’apertura ufficiale del cantiere (con tanto di box per uffici, cartelli di inizio lavori e recinzione provvisoria) anche se poi oltre a questa “simbolica” apertura nulla è stato fatto in attesa della sentenza del TAR.
Come si ricorderà la vicenda era iniziata grazie ad uno degli ultimi atti della giunta dell’ex sindaco Gian Luigi Surra. L’ex sindaco insieme alla sua giunta di centrodestra, aveva infatti deliberato che tali impianti dovevano sorgere a non meno di due chilometri dalle abitazioni civili ma, nei confronti di questa impianto che aveva già ottenuto il parere della Provincia, competente in materia, tale delibera non era più applicabile.
La nuova amministrazione di Silvia Testa si era trovata questa situazione e viste le grandi proteste dei cittadini della zona di fronte alla costruzione dell’ impianto aveva presentato ricorso al Tar, eccependo la non regolarità della Conferenza dei servizi, che non aveva considerato il parere dell’ente locale, e l’inopportunità dell’impianto stesso per ragioni di viabilità e di vicinanza con l’abitato. Il primo round lo aveva pure vinto.
Il Tar aveva riconosciuto che l’iter non si era concluso nel modo giusto, perché non si era formata “una volontà ben definita in ordine alla realizzazione dell’impianto, essendosi invece ravvisata la necessità di chiarimenti e integrazioni in ordine ad aspetti non secondari del progetto”.
nuova foto pag.4Per contro la società agricola Carmagnola Biogas dichiarava che: “L’impianto avrà un’ottima integrazione con il territorio locale sia dal punto di vista ecologico ambientale che economico e non interesserà la circolazione del centro cittadino e delle zone residenziali”.
Poi la conferenza era stata ripetuta e nonostante le rimostranze della giunta Testa, aveva rinnovato il parere pro autorizzazione. Ed ecco il secondo ricorso del Comune.
Questa volta però, il giudice è stato chiaro: tutte le obiezioni dell’amministrazione difesa dall’avvocato Bosco sono state rigettate, senza eccezioni.
“Si è quindi trattato di un puro parere negativo, privo di indicazioni sulle possibile modifiche da apportare al progetto”.
Il Comune non ha espresso un dissenso costruttivo, “ma ha presentato profili di criticità dell’impianto, ribadendo la sussistenza del con- trasto con la disciplina urbanistica, non prospettando le specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell’assenso all’intervento”, si è espressa in estrema sintesi la Prima Sezione del Tribunale amministrativo del Piemonte.
E adesso cosa succederà?
All’indomani della sentenza, il Comune sembra intenzionato a ricorrere al Consiglio di Stato.
Ma la questione potrebbe assumere anche un’altra direzione.
Gli incentivi statali e le condizioni commerciali dell’attuale mercato dell’energia non renderebbero più economicamente favorevole questo investimento. Domenico Chicco, amministratore della società, ha infatti dichiarato: “Vogliamo chiedere al Comune i danni per tutto il tempo perso per questa vicenda. Oggi i contratti stipulati con l’ENEL sono decisamnte meno convenienti rispetto al passto. Insomma ci abbiamo rimesso un sacco di soldi”.
Ora, la domanda che nascerebbe è “Se si faccia oppure no, da questa vicenda qualcuno ci rimetterà… speriamo non i cittadini.
Una vicenda che non ha scritto ancora la parola fine.

Pierpaolo Boschero

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