Carmagnola e l’Urologia

Sono state molte le occasioni, nel recente passato, per portare alla ribalta, annoverandole tra le eccellenze della sanità non solo regionale, il reparto di Urologia dell’ospedale san Lorenzo di Carmagnola e la riconosciuta preparazione del suo primario dottor Gaetano Marino. Lo stesso primario, per sempre migliorare la qualità delle prestazioni da fornire ai pazienti del reparto, ha più volte sollecitato il contributo di enti ed associazioni per dotare il reparto di nuove attrezzature. E’ avvenuto nel 2008 quando sono stati gli alpini della sezione Ana di Carmagnola ad accogliere l’invito e, con una sottoscrizione tra la popolazione ed un contributo del Comune venne acquistato il Ceveu – centro di video endoscopia urologica, una apparecchiatura che è in grado di eseguire prestazioni di tipo sia diagnostico che operativo a carico dell’apparato urogenitale. Il centro mira ad ottenere il massimo rispetto dell’integrità corporea e il minimo disagio del paziente, mediante l’applicazione di tecniche mini invasive nel campo dell’urologia.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERANel 2011 sempre il dottor Marino propose al locale Lions Club ed agli alpini l’acquisto di una apparecchiatura laser per il trattamento della calcolosi urinaria, apparecchiatura che venne ufficialmente consegnata prima di Natale di quell’anno. Questo nuovo tipo di laser rende più semplice e più efficace il trattamento di diverse patologie urologiche assai frequenti e di notevole impatto clinico-sociale. La somma, circa 40mila euro, era stata raggiunta con un contributo del Comune di 4mila euro e grazie a molti amici dell’ospedale, agli alpini, alla banca di Credito Cooperativo di Carmagnola ma in modo particolare all’azione e al contributo personale del presidente Lions Roberto Bertero. In quell’occasione il dottor Marino ebbe a dire “a prescindere dai futuri cambiamenti della sanità piemontese, chi sarà chiamato a decidere le strategie non potrà non tenere conto della valenza umana che avvolge la città di Carmagnola e di tutto ciò che è stato donato”.

Dopo meno di tre anni lo scenario è cambiato: pare che al san Lorenzo quelle attività che erano l’eccellenza urologica carmagnolese – e che continuano ad essere portate avanti – siano diventate “insicure” per la mancanza di un servizio di “terapia sub intensiva” per il post operatorio e che, pertanto, entro fine anno l’Urologia lascerà Carmagnola per essere trasferita all’ospedale Maggiore di Chieri. Non viene presa in considerazione la possibilità di affiancare alle sale operatorie carmagnolesi la realizzazione del servizio di Terapia Sub Intensiva, poco dispendioso, nonostante la vocazione allo sviluppo tecnologico che la struttura ospedaliera di Carmagnola ha, come si evince dalla relazione tecnica del maggio 2011 da parte della Struttura Complessa Prevenzione e Protezione dai Rischi della stessa ASL TO5 che recita: “Anche per collocare nuove attività ad alto impatto tecnologico, quali rianimazioni e terapie intensive, l’ospedale di Carmagnola, con la sua struttura a piastra, con due soli piani fuori terra ed un tetto piano in grado di accogliere macchinari di supporto, risulta ideale, di facile realizzazione e d’impatto economico sicuramente inferiore a qualsiasi altro presidio aziendale”.

Andranno a Chieri anche le apparecchiature donate dai carmagnolesi?

m.b

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