Carmagnola accoglie 36 rifugiati

Sono 36 i rifugiati provenienti prevalentemente da Nigeria e Costa d’Avorio che sono arrivati a Carmagnola dopo lunghe odissee durate anche anni; sono stati dislocati in diversi appartamenti affittati dall’associazione Tra.Me che gestisce il progetto su incarico della Prefettura.

Nello scorso numero del Corriere abbiamo raccontato l’esperienza di Carignano che ne ospita 62 in un comune di 9200 abitanti. Un’altra esperienza è in corso a Ceresole d’Alba che conta 2000 abitanti e 20 profughi, alcuni dei quali impegnati in lavori di manutenzione del verde pubblico e altri in agricoltura. Lunedì 13 luglio agli Antichi Bastioni è stato presentato il progetto alla popolazione: molti i cittadini presenti che hanno sentito raccontare motivazioni storiche delle migrazioni, testimonianze di attività di soccorso da parte degli stessi protagonisti e soprattutto modalità di accoglienza.

A Carmagnola il modo di affrontare l’argomento risente del clima da campagna elettorale che inizia a pervadere la città: invece di assistere alla presentazione e fare eventuali domande, fuori dalla struttura una quarantina di persone con bandiere di Lega Nord e Fratelli d’Italia manifestavano la loro contrarietà. Le misure per l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo sono in vigore da anni, da quando governava il centrodestra. I fondi stanziati per l’accoglienza di queste persone vengono utilizzati per pagare gli affitti, provvedere al mantenimento, all’arredo degli appartamenti, retribuire le varie figure di supporto: mediatori, educatori, operatori amministrativi, con chiare ricadute sul territorio sia in termini di occupazione che di acquisti nei negozi di vicinato, senza contare la soddisfazione dei proprietari degli alloggi, spesso costretti ad onerose procedure di sfratto, che vedono garantiti almeno un paio di anni di affitti. Sul costo di circa 32 Euro, 2,50 vengono dati al richiedente asilo per le piccole spese. Inoltre è prevista una sorta di “restituzione” con l’impiego delle persone in lavori a favore della città. E’ stata ricordata la vicenda dei 120 bengalesi truffati da un italiano e abbandonati, dislocati la maggior parte in una unica struttura e altri in alcuni alloggi in varie parti della città. La Caritas, il circolo Sel e il sindacato Cisl con l’aiuto della cittadinanza, delle parrocchie, di diverse associazioni e della Fondazione San Paolo hanno fronteggiato l’emergenza, durata cinque mesi, e aiutato queste persone a riprendere il cammino verso nuove destinazioni e opportunità di lavoro. Riteniamo che la vicenda non abbia provocato ricadute negative sulla città: il tutto si è svolto tra settembre 2013 e febbraio 2014; in effetti non si era in campagna elettorale!

Maresita Brandino

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