Anche Carmagnola dice no alla riforma Renzi

Anche a Carmagnola si è fatta sentire la voce degli insegnanti che lo scorso 5 maggio hanno protestato contro la riforma “ La Buona scuola” elaborata e presentata in Parlamento dal primo ministro Renzi.

Buona l’adesione allo sciopero nei plessi scolastici carmagnolesi (si parla di circa l’80%), una adesione che ha visto insegnati, studenti e genitori interrogarsi a fondo sulle motivazioni dello sciopero e su quali risvolti avrà questa nuova riforma.
La protesta in città si è mossa in due momenti. In una riunione con i sindacati ed esponenti del movimento 5 Stelle in prima linea nella protesta e in un “Flash Mob” il giorno dello sciopero che ha coinvolto molti degli operatori scolastici che non sono riusciti a partecipare alle manifestazioni a Torino o Roma. Durante la riunione che si è tenuta nell’Istituto Comprensivo Car- magnola I, alcuni rappresentanti di sindacati, precari e dirigenti hanno spiegato le motivazioni della protesta: “Con lo sciopero unitario chiediamo il ritiro del provvedimento e lo scorporo delle assunzioni. – è stato spiegato durante l’assemblea nell’aula magna della scuola carmagnolese – La scuola pubblica si fonda sull’uguaglianza dei diritti e sulla libertà di insegnamento” è stato ancora affermato, ma secondo i manifestanti la riforma della scuola proposta intacca proprio i pilastri della scuola pubblica: “Il successo dello sciopero è dato anche dal sostegno e dalla comprensione della società e quindi delle famiglie e dei cittadini.
Il 19 maggio è la data ultima per l’approvazione del disegno di legge in Parlamento – ha chiarito una insegnante precaria, Movimento 5 Stelle – Noi continueremo la mobilitazione, ma se Renzi non viene fermato passerà sopra alla nostra scuola come un treno e le conseguenze saranno drammatiche”.
DSCN5799_1077In piazza Manzoni maestri e professori si sono riuniti insieme ad alcuni genitori e semplici cittadini (pochi per la verità) in un
corteo che ha percorso le vie centrali di Carmagnola recitando in coro lo slogan “Riforma sì, ma non così” e si è soffermato davanti alle varie sedi delle scuole cittadine. Al termine del percorso, in piazza Sant’Agostino, a chiusura della manifestazione i palloncini sono stati lasciati volare in aria, a sottolineare come la libertà di pensiero e di insegnamento non può essere chiusa in una riforma.
La massiccia adesione allo sciopero ha fatto fermare il primo ministro che ha garantito che aprirà un tavolo per verificare i diversi punti, anche se, ha sottolineato, la riforma non si può e non si deve fermare. Vedremo in queste settimane come andrà a finire.

Ma di preciso che cosa prevede la proposta di legge (formata da 24 articoli) ora in discussione alla Camera? Ecco una sintesi in dieci punti.

PIANO ASSUNZIONI DOCENTI: per l’anno scolastico 2015/2016 il Miur prevede di garantire un contratto a tempo indeterminato a 100.701 docenti. Tra questi rientrano gli iscritti nelle graduatorie a esaurimento (Gae) – che in questo modo verranno chiuse – e i vincitori dell’ultimo concorso pubblico, che risale al 2012. Dalle prime però vengono esclusi gli insegnanti dell’infanzia, circa 23mila precari. Non solo. Secondo una stima della Flc-Cgil, continueranno a non avere un posto stabile anche 80mila docenti abilitati con il Tfa (tirocinio formativo attivo) e il pas (percorso speciale abilitante), inseriti in seconda fascia.

PRESIDI CON “SUPERPOTERI”: Spetterà ai dirigenti scolastici scegliere la squadra di insegnanti dagli albi territoriali, ma anche in servizio in altre scuole. Inoltre, individuerà tre coadiuvanti tra quelli di ruolo nell’organizzazione della scuola. Sarà responsabile del piano didattico e formativo. Ma anche della valorizzazione delle risorse umane e potrà premiare i docenti in base al merito riconoscendo loro un aumento dello stipendio.

AUTONOMIA SCOLASTICA: le istituzioni scolastiche determinano il proprio fabbisogno di risorse umane e strumentali per soddisfare l’offerta formativa definita in un piano triennale da predisporre entro il mese di ottobre. È assicurata la piena trasparenza del documento attraverso la pubblicazione online. Ma, attacca la Cgil, il potere deliberante è solo del dirigente scolastico, tolto agli organi collegiali, a cui resta un ruolo semplicemente consultivo.

SCUOLA-LAVORO: alternanza di scuola e lavoro grazie alla convenzione con aziende, camere di commercio, enti pubblici e privati: almeno 400 ore per gli istituti tecnici e professionali, almeno 200 ore per i licei, da effettuare nel secondo biennio e nell’ultimo anno, anche nel periodo di sospensione delle attività didattiche. Un’occasione da cassare assolutamente secondo il sindacato, poiché permetterebbe di sfruttare l’alternanza per mascherare il lavoro gratuito dei ragazzi.

EDILIZIA SCOLASTICA: messa in sicurezza delle scuole e funzione di coordinamento dell’attività all’Osservatorio per l’edilizia scolastica. Il budget è di quattro miliardi di euro per i prossimi anni.

SCUOLE PARITARIE: per la frequenza delle scuole private, come avviene in quelle statali, le famiglie potranno detrarre il 19 per cento (fino a 400 euro) delle spese scolastiche. Alle paritarie è concesso anche uno school bonus (come alle statali), cioè la possibilità di ricevere un credito da privati e enti per la manutenzione e il miglioramento delle aule. Favorire la scuola privata, sostiene il sindacato, genera uno spreco di denaro a danno dei contribuenti.

OPEN DATA: un portale web unico, gestito dal Miur, su cui verranno pubblicati i piani formativi, i bilanci e i curricula dei professori.

FORMAZIONE E BENEFIT PER I DOCENTI: Ogni insegnante ha a disposizione una Carta con 500 euro annui da spendere per l’acquisto di libri (anche digitali), hardware e software, corsi di aggiornamento professionale, rappresentazioni teatrali e cinematografiche, ingresso a mostre e musei.

SUPPLENZE: un team stabile di insegnati iscritti agli albi territoriali verrà utilizzata per coprire le cattedre vacanti e supplenze fino a dieci giorni.

5 PER MILLE: anche le scuole rientreranno nei destinatari del 5 per mille che i contrinuenti possono decidere di versare al momento della dichiarazione dei redditi.

Pierpaolo Boschero

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