Un XXV aprile da non credere

Caro Direttore, Le scrivo perché ho appena assistito a una cosa straordinaria. Il 25 aprile, dopo il momento commovente dell’alzabandiera e del silenzio suonato dalla tromba e prima del discorso del Sindaco, sulle note di Bella Ciao sono improvvisamente apparsi nel mezzo della piazza una trentina di ragazzi che hanno commemorato la Festa della Liberazione in un modo che non avevo mai visto . Sarà durato solo 5 minuti, ma che importanza in quel breve lasso di tempo! Hanno ballato e cantato, hanno detto frasi (se ricordo bene) come “io studio scienze politiche e il fascismo è anticostituziona- le” “io studio medicina e la superiorità della razza è una grossa balla” “io sono disoccupata ma a pro- teggermi ci penserà la Costituzione della Repubblica Italiana” ed alla fine sul macabro suono degli spari di una fucilazione sono stramazzati al suolo. A questo punto una voce di sottofondo ha nomina- to i nomi dei partigiani carmagnolesi morti e ad ogni nome uno dei giovani si rialzava ed andava a deporre un fiore sotto la Corona omaggio della Città. Il tutto si è concluso con le parole di una ragaz- za che rivolgendosi ai caduti diceva più o meno “i giovani di Carmagnola ringraziano voi che non ave- te potuto vedere questo giorno per averci dato modo di ballare in piazza S. Agostino”. In soli 5 minuti questi ragazzi, questi nostri ragazzi, hanno detto molto a tutti noi. Hanno raccontato che valori e idea- li possono passare tra le generazioni, hanno affermato la loro fiducia nella nostra Costituzione, ci han- no fatto capire che esprimere in un modo diverso dal solito quello che si sente nel proprio cuore non deve essere un ostacolo ma è invece un arricchimento. Soprattutto, hanno ricordato chi li ha prece- duti, senza “rottamare” nessuno ma anzi onorando e ringraziando. E’ stato molto bello, commovente, e non ero la sola ad avere gli occhi lucidi. In quel momento ho avuto la visione dei partigiani morti nel fiore degli anni, e li ho visti sorridere sopra Piazza S. Agostino, riprovando una sensazione ormai scom- parsa da tempo: l’orgoglio di essere Italiana e Carmagnolese e la gioia di vivere nella stessa Città di questi splendidi ragazzi.

Ed ora, sulla scorta di questi pensieri, mi viene spontanea una riflessione: perché quando si parla di tutto ciò che riguarda i giovani alla fine si trovano sempre le parole locali-birreria-discoteca? Cosa che è poi molto simile, per altri periodi della vita, all’accoppiata anziani=liscio. Pensiamo davvero che le esigenze, i desideri, i bisogni di chi sta entrando nella vita adulta siano unicamente quelli legati al tem- po libero ed al divertimento? Sono queste le vere necessità per un giovane, è il palchetto da ballo con l’orchestrina l’urgenza dell’anziano? O forse c’è altro di ben più importante, come il timore nell’affac- ciarsi alla vita degli adulti, lo smarrimento per un corpo che cambia, il timore per il futuro e per un lavo- ro ormai chimera, il tema dei diritti-doveri e della fatica di ricercare all’interno della Società un proprio posto e un proprio ruolo, le difficoltà nel distacco dalla famiglia alla ricerca di una propria autonomia, la possibilità di esprimere se stessi e il proprio genere di affettività all’interno della collettività senza il timore di venire giudicati, il senso di responsabilità nel ritrovarsi magari già genitori eccetera. Tutti que- sti sono macigni per i giovani, che devono risolvere da soli i problemi, senza che la Comunità dica “non preoccuparti, ti darò io una mano, andrà tutto bene”. Stiamo riuscendo a tracciare un ponte con le giovani generazioni perché continui la vita della collettività – intendo la vita sociale, civile, comunitaria – o ormai si salvi chi può? Una affezionata lettrice del Corriere

Carissima Lettrice,la ringrazio di questa sua “preziosa” lettera. E’ bello vedere che c’è ancora qualcuno che riesce a vedere le cose positive che nascono nella nostra città. P.B.

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