Un istante…

I miei lettori ormai lo avranno capito: gli editoriali che scrivo prendono lo spunto da fatti che capitano nella mia vita e su cui rifletto e cerco di capirne le cause e le conseguenze, dando (anche se non sempre ci riesco) una valutazione finale.

Anche questo mese, dopo aver parlato delle belle speranze che mi hanno suscitato i giovani carmagnolesi, voglio raccontarvi quello che mi è capitato qualche ora fa (sono le quattro di mattina dell’8 giugno) e condividere con voi alcune mie sensazioni, e lo devo fare subito, poche ore dopo aver vissuto un’emozione grande, altrimenti ho paura che vada nel grande archivio dei ricordi, e le sensazioni si affievoliscano.

Era il 1986 quando a Torino ho assistito all’ultimo grande concerto con Claudio Baglioni. Poi i Nomadi, gli Intillimani, Guccini, Fiorella Mannoia e altri alla Sagra di Carmagnola ma nulla di paragonabile al concerto che ho potuto vivere oggi, 7 giugno, allo stadio di San Siro a Milano. Sul prato dello stadio si è esibito Luciano Ligabue in una delle tappe del suo tour.

Che la musica sia un veicolo di emozioni e sentimenti, lo si aveva ben chiaro fin dall’antichità. Anche oggi, nei suoi tanti modi, stili e interpretazioni, riesce a dare voce alle sensazioni più profonde che nascono nell’animo umano. Ma, credetemi, diventa difficile spiegare le sensazioni che ti colpiscono quando 60.000 giovani e meno giovani si mettono tutti insieme a cantare a squarciagola “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Sono sempre i sogni a fare la realtà…”.

Diventa difficile spiegare ma… ti si apre il cuore, ti torna la gioia di vivere (almeno per un po’) ti rendi conto che nonostante le tante vita, vale la pena vivere anche solo per poter dire io c’ero e ho cercato di fare la mia parte. Non esistono più differenze economiche, età, condizioni sociali: si è tutti insieme per ringraziare e dare il giusto plauso ad un cantante che è partito facendo la”gavetta”nei locali di Bologna ed è riuscito a diventare quello che è grazie ai suoi pensieri che si sono trasformati in parole e musica. Mi è piaciuto il clima del concerto, che da subito appena varcato i cancelli, ci ha messo a nostro agio. Nessun controllo, tutto tranquillo, tanti telefonini che per tutto il giorno e per tutto il concerto hanno fotografato tutto e tutti in modo da immortalare e non dimenticare quei momenti. Un “Selfie” generale di 60.00 persone.
Eravamo in tanti da Carmagnola. Eravamo in tanti che, anche se non vicini, ci siamo sentiti un tutt’uno con quelli che arrivavano dalla Sardegna e dalla Sicilia. Già perché c’è gente che ha passato la notte in treno per sentire “Il liga”.

Ti rendi conto che nonostante la crisi economica, le difficoltà, i problemi e le preoccupazioni, i giovani e le migliaia di persone che sentono e vogliono sentire i testi e le musiche del cantautore romagnolo, sono disposte a spendere un po’ di soldi per poter vivere e sentire parole e suoni che colpiscono nel profondo. Forse oggi in Italia abbiamo bisogno di questo: sentire parole chiare che ti colpiscono al cuore e guardare in faccia chi le pronuncia, per vedere nei suoi occhi se può essere credibile oppure no.

È lo stesso ragionamento che ha portato Renzi e il Partito Democratico a ottenere un risultato privo di precedenti: abbiamo bisogno di parole chiare, nette, che non ci facciano solo promesse di facili soluzioni ma che ci prospettino che “si può fare”. I voti di Renzi sono “solo un prestito” fatto dagli italiani per un uomo che, nonostante le difficoltà, ci mette la faccia.

E anche la politica ha tenuto banco al concerto di Ligabue. Nel maxi schermo di 528 metri quadri, a contorno del suo “Mondovisione” delle vere e proprie frasi motivazionali, fra citazioni di Jimi Hendrix, Indro Montanelli e dell’evangelista Matteo: ha chiarito il suo pensiero sulla situazione attuale italiana specialmente prima e durante l’esecuzione de “Il sale della terra”. Tra tutte la citazione “Più grande è il potere, più pericoloso è il suo abuso” di Edmond Burke, oltre ad alcuni dati Istat come i costi totali della politica nel 2013 che ammontano a 23.2 miliardi di euro.

Molti potrebbero obiettare che è più che altro un “business” e in effetti, per gestire una macchina organizzativa così complessa per una serie di concerti, di soldi ne gireranno molti. Ma in fondo alle migliaia di persone che si agitano e si emozionano con le canzoni di Ligabue non gliene frega niente. Anzi, se ci guadagna, lui se li merita quei soldi. Per una e mozione così intensa, non contano i soldi, perché “alla fine di questo dolore dovremo sempre comunque contare su ciò che rimane di noi cosa rimane di noi”.

Molti potranno osservare: “E’ sempre così quando si assiste ad un concerto. Poi quando finisce si ritorna alla realtà”. Certo, anche a me succederà così. Ma ora, quando ancora le note delle 26 canzoni cantate dal “Liga” insieme a quel “popolo” in due ore e mezza di concerto passano nella mia testa e le sensazioni della serata sono ancora vive, lucide e intense sono contento di averlo potuto vivere e di averlo condiviso con le persone a me care, perché “Il cerino sfregato nel buio fa più luce di quanto vediamo …” e perchè “c’è un istante che rimane lì piantato eternamente… per sempre solo per sempre” e anche quell’istante vissuto questa sera a Milano rimarrà dentro di me per sempre.

Pierpaolo Boschero

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