Questa volta è diverso

“Non vi è alcuna giustificazione religiosa e umana. Questo gesto non è umano. Utilizzare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza e dell’odio è una bestemmia”, così Papa Bergoglio ha commentato l’orrore che si è scatenato a Parigi la notte del 13 novembre.

Come a gennaio, anche questa volta poche ore prima di andare in stampa, la strage che si è compiuta a Parigi ha stravolto il mio editoriale e la prima pagina del nostro giornale.
Un attentato senza precedenti, molto diverso da quello che aveva colpito i giornalisti di Charlie Hebdo. L’altra volta si è tentato, poco e male, di capire: le provocazioni del giornale, l’odio verso la polizia, si balbettavano spiegazioni per spiegare l’inspiegabile. Non stavolta. Questa volta è diverso.

Diverso perché l’attacco non aveva un obiettivo preciso se non quello di colpire il cuore della Francia, dell’Europa, dell’occidente.
Diverso perché nelle oltre 130 vittime c’è anche una ragazza italiana, che era a Parigi per studiare. Valeria era al Bataclan per passare una serata con il fidanzato a sentire un gruppo musicale. La follia omicida l’ha strappata per sempre all’affetto dei suoi cari.
Diverso perché il Presidente Hollande ha dichiarato lo Stato d’emergenza, una procedura rarissima che fu instaurata per la prima volta nel 1955, all’epoca della guerra d’indipendenza dell’Algeria. Questa decisione del presidente limita di fatto “le libertà individuali” del singolo cittadino, infatti permette di interrompere la circolazione, di creare zone di protezione o di sicurezza dove il passaggio delle persone è limitato. Consente inoltre perquisizioni a domicilio di giorno e di notte, e anche misure per “assicurare il controllo della stampa” e dei media. Misure che fino ad oggi pensavamo facessero parte di un nostro passato (anche non troppo lontano) o di quei Paesi che chiamiamo “non democratici”.
Diverso perché questo attacco nella capitale francese scatenerà l’inevitabile rappresaglia francese. Lo stesso Presidente ha detto che: “La Francia trionferà sulla barbarie. Le forze di sicurezza e l’esercito sono mobilitate al massimo livello delle loro possibilità: la Francia sarà spietata, non avremo pietà contro i barbari. Quello che è successo è stato un atto di guerra commesso da un’armata jihadista contro i valori che noi difendiamo e che siamo: un Paese libero”.
Diverso perché non è più possibile far finta di nulla. A torto o a ragione, la maggioranza degli europei e dei loro governi dopo il massacro all’ombra della torre Eiffel vuole una reazione. Che prevedibilmente ci sarà. Nell’opinione pubblica europea sono minoritarie le posizioni di chi, come il presidente della Camera, Laura Boldrini, afferma che “ci sono alternative all’azione militare”.

Se questa azione militare ci sarà, e penso proprio che ci sarà, è probabile che non potrà essere gestita e condotta come siamo abituati a vedere nei TG: con le bombe intelligenti che quasi sempre centrano solo obiettivi specifici e escludono l’intervento di soldati. Le bombe possono servire per rallentare l’avanzata dei guerrieri ma non li sconfiggono. E anzi, con le centinaia di vittime civili che producono, finiscono per dare nuove ragioni a chi è intenzionato a colpire nel vecchio continente.

Diversa perché ora è chiaro che l’ISIS ha dichiarato guerra e non solo alla Francia. “Un attacco di soldati del califfato ha preso di mira la capitale dell’abominio e della perversione, quella che porta la bandiera dei crociati in Europa”, recita il farneticante comunicato jihadista. “La Francia e coloro che la seguono devono sapere che resteranno i principali obiettivi dello Stato islamico e che continueranno a sentire l’odore della morte per aver preso la guida della crociata, aver osato insultare il nostro Profeta, essersi vantati di combattere l’Islam in Francia e colpire i musulmani nella terra del Califfato con i loro aerei”. E, concludono, nei prossimi attacchi colpiremo Londra, Roma e Washington.

Diversa perché tra coloro che seguono, o seguiranno, la Francia in questa “rappresaglia” contro il califatto, molto probabilmente ci sarà anche l’Italia che non potrà più fare finta di nulla ma dovrà decidere cosa fare. Per questo il premier italiano Matteo Renzi ha ragione quando dice che “la battaglia sarà lunga e difficile“. E lo sarà pure per l’Italia visto che il rischio terrorismo nel nostro Paese cresce di giorno in giorno. Roma per l’Isis è un obbiettivo reale. L’esperienza insegna che quello che lo Stato Islamico ha finora dichiarato via internet di volere fare, ha poi tentato di farlo. Spesso, come a Parigi, riuscendoci.

Diversa perché anche noi incominciamo ad aver paura, una paura che serpeggia ogni giorno, in ogni luogo. E’ vero che il tempo lava le paure, ma se si susseguissero come promesso, cambieranno il nostro modo di vivere. Io sono stato tra quelli che non ha creduto nella “profezia” di Oriana Fallaci, ma rileggendo le sue parole, almeno in alcuni passaggi, sembrano oggi più attuali che mai: “Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci. Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri”.

Sì, questo attacco è diverso da tutti gli altri, ma una cosa uguale a quello che noi italiani abbiamo già vissuto ce l’ha: come è accaduto a partire dalla seconda metà degli anni Settanta in molte fabbriche italiane dove erano i sindacalisti, gli operai e gli iscritti al Pci a indicare i simpatizzanti dei brigatisti, ora chiediamo alla comunità islamica di seguire questo esempio: solo chi vive in quel mondo può segnalare i pericoli in essa presenti. Ora tocca alla comunità islamica non integralista dare l’esempio e sconfessare chi non vede soluzioni che l’attacco al cuore dell’occidente. Non ci sono scuse, non ci sono alternative.

Solo così, come allora, potremo sconfiggere chi lede la nostra libertà.

Pierpaolo Boschero

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