Quando Razzi voleva fare il Presidente

Questa volta ci hanno azzeccato. Tutti i sondaggi davano per vincente il No al referendum costituzionale del 4 dicembre e così è stato. Quello che nessuno si aspettava era la dimensione di questa vittoria: i quasi 20 punti di differenza sono un “colpo al cuore” a chi su questo referendum ha giocato tutto. E così,come promesso,dopo pochi minuti dal risultato Renzi si è dimesso ed è tornato a casa con gli “scatoloni”,lasciando la Presidenza del Consiglio ad altri,quasi a dire:”Ora pensateci voi”.Nei minuti prima di andare in stampa,a sostituire Renzi è stato chiamato Paolo Gentiloni,ex ministro degli esteri dello stesso governo Renzi. Quasi una riproposizione del governo appena “sconfessato” dal referendum.Quindi,per il momento nessuna elezione anche perché il Presidente Mattarella non concederà le elezioni senza una legge elettorale funzionante e omogenea tra le due Camere (come prescrive la sentenza della “sua” Corte costituzionale sul Porcellum). Una scelta,quella di Mattarella,di “governabilità”,infatti un Paese come l’Italia ha impegni,scadenze e obblighi che deve rispettare sia al suo interno che nei confronti della comunità internazionale.Ma prima di tutto deve dare garanzia al popolo che rappresenta. Una scelta di garanzia e responsabilità,ma che nulla può contro quello scenario che si è venuto a creare dopo il 4 dicembre.L’esito del referendum costituzionale certifica, a mio avviso, una profonda frattura sociale. Da un lato, una parte minoritaria di paese con lavoro stabile (o una buona pensione) e piuttosto avanti con l’età,convinta (a torto o a ragione) di avere un futuro abbastanza solido davanti nonostante il declino continuo del paese.Dall’altra,una ormai maggioritaria,più povera,precaria,disoccupata e giovane – che ha palesato nel no tutta la propria frustrazione. Una maggioranza invisibile divisa da appartenenze politiche diverse e alla quale non sarà facile offrire un progetto alternativo di paese,ma che fa valere tutto il suo peso e con cui la politica dei ministeri deve fare i conti. Non è più tempo di forze politiche screditate, siano esse di destra, centro o di sinistra.Non è più tempo di cercare di “tamponare”,occorre pensare in grande abbandonando interessi personali o di coloro che hanno in mano la finanza italiana ed internazionale. E’ tempo che il popolo italiano ritrovi una dimensione politica propria.E’ tempo di rilanciare con forza tutti i contenuti della Costituzione repubblicana basata sul lavoro e mirata al conseguimento dell’eguaglianza sostanziale fra i cittadini.
Occorre ritrovare un senso civico comune al di là degli schieramenti per cercare di sanare una frattura sociale amplificata da molti anni di crisi e dalle politiche di austerità che ha trovato modo di sfogarsi col referendum.Un senso civico comune che, a ben guardare chi siede in Parlamento,sarà difficile da far maturare.Il Movimento 5 Stelle continua a raccogliere ampi consensi da questa parte d’Italia,ma il suo percorso d’istituzionalizzazione e le sue ambiguità lasciano ampi dubbi sulla sua reale spinta innovatrice. Il centro destra è alle prese con le spinte anti europee di Salvini e con Berlusconi che non molla lo scranno anche perché senza di lui c’è il nulla.I democratici,oltre ai loro dissidi interni,hanno ricevuto maggiori consensi nelle zone più ricche e tra le fasce d’età più alte, perdendo (ancora) voti nelle periferie,tra le fasce di reddito più basse,tra i giovani e nel meridione. Per creare una nuova forza progressista occorre ripartire da quel buon senso che sviluppa chi ogni giorno deve lottare per garantirsi un reddito e dare un’esistenza dignitosa ai propri figli.E’ necessario riavvicinare il cittadino alle istituzioni e dargli la centralità che merita tenendo presente che la società civile non è fatta solo dai dirigenti delle potenti e in declino banche italiane (rappresentanti degli interessi di una piccola ma potente minoranza):la società civile è anche giovane,disoccupata,cassaintegrata,precaria,povera,frustrata,delusa e arrabbiata. Molti analisti hanno paragonato il voto sul referendum a quello su Brexit e Trump.Se è vero che queste tre consultazioni rappresentano un voto anti establishment,è errato affermare che le vittorie provengono dallo stesso bacino elettorale.E’ stato un voto generazionale che nel Regno Unito e negli Usa ha unito gli anziani impauriti,mentre in Italia è stato l’81 per cento dei giovani a bocciare la riforma. Poco prima della consultazione elettorale,Renzi aveva lanciato il suo anatema. “Se vince il No,torneremo indietro di trent’anni!”. Non so se siamo tornati indietro.A me sembra che “il ceffone” che le urne hanno dato all’ex presidente e a quella sinistra che pensava di essere l’unico baluardo della governabilità, sia forte e chiaro e, come ogni batosta richieda una riflessione e una reazione. Uno scatto d’orgoglio che possa dare un futuro certo all’Italia. Per fare questo le prossime elezioni saranno l’ultima spiaggia per cercare di rinnovare una classe politica ormai antica. Se pensiamo che il senatore di Forza Italia,Antonio Razzi,ha dichiarato:”Se il Presidente dovesse chiamarmi mi farei trovare pronto”,è proprio giunto il momento di puntare su forze nuove,su personaggi e figure pulite che possano rappresentare il meglio dell’Italia,senza più perdere tempo.

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