Numeri e bilanci

In questi ultimi tempi, per problemi avuti da alcuni miei famigliari, ho “frequentato” il pronto soccorso dell’ospedale di Carmagnola. Nulla di grave ma ho avuto il “piacere” di passare diverse ore nella notte su una sedia e poter constatare di persona il servizio che viene offerto ai cittadini da questo reparto ospedaliero del San Lorenzo.

Posso dire che, in tutte e due le volte che sono stato seduto su quella sedia, ho visto il reparto completamente pieno. E per completamente intendo che, oltre ai letti dedicati (mi sembra che ve ne siano sei), nelle piccole stanze che accolgono i malcapitati si è fatto spazio anche ad altri pazienti e alcune barelle hanno trovato posto anche nel corridoio del reparto. Personale molto gentile e professionale, pronto a rispondere e a calmare tutti i pazienti presenti in quelle notti, mi hanno fatto riflettere sulla possibilità che questo “storico” pronto soccorso, potesse un giorno essere depotenziato.

La maggior parte delle persone erano anziane, con problemi emersi durante il giorno o la serata e che necessitavano di un rapido intervento ma senza il ricovero. Molti accompagnati dai famigliari, ma alcuni anche soli. Ma quello che più mi ha colpito è l’andirivieni che c’è stato durante tutta la notte, con diversi “ospiti” che hanno necessitato delle cure e piccoli interventi.

La riflessione che mi è venuta in mente, mentre le infermiere cambiavano flebo e portavano un po’ di conforto a quelli che continuavano a lamentarsi, è stata: ma è giusto che il destino della struttura carmagnolese dipenda esclusivamente dai numeri e dai soldi? Sono stati i numeri dei parti a condannare la chiusura del reparto di maternità e sembra che lo stesso pronto soccorso, se non raggiungerà almeno un certo numero di accettazioni possa essere declassato, costringendo ad essere chiuso durante la notte.
E’ il buco in cui versano le casse regionali a dover richiedere un drastico taglio ai fondi proprio alla sanità, portando a nuovi piani sanitari che cercano di individuare i capitoli di spesa su cui si può andare a risparmiare.
Numeri e soldi. E sono proprio questi che hanno portato l’assessore regionale Saitta a pensare, per la nostra ASL sempre che il ministero autorizzi l’uscita dal piano di rientro, di costruire un nuovo ospedale che possa raggruppare le tre vecchie strutture (Moncalieri, Chieri e Carmagnola) in un unico centro da trovarsi al centro dei territori (l’ultimo candidato in ordine di tempo è l’area industriale ex STARS a Villastellone, ma è più probabile un sito a Santena).
L’opera, se si farà, avrà chiaramente tempi molto lunghi e, anche se i 40 sindaci delle città interessate sono d’accordo, non sarà facile trovare un luogo che metta d’accordo tutti e che possa avere le caratteristiche necessarie per questo tipo di strutture: viabilità, interconnessione, parcheggi etc etc. Infrastrutture che cambieranno geografia alla zona che la ospiterà. Da qui emerge una domanda: siamo sicuri che questo progetto farà tornare i numeri e i soldi?
Certo, un’opera del genere rimetterebbe in moto l’economia della zona (imprese edili dei servizi, calcestruzzi, ecc. ecc).

La prima risposta che mi viene spontanea è no, non risolverà nulla, ma forse occorre rifletterci bene sopra, e pensare quale futuro avrà la sanità nella nostra area. Gli esempi vicino a Carmagnola, però, non sono incoraggianti. Pensato oltre 20 anni fa, nel 2003 la giunta regionale di centro destra di Enzo Ghigo firmò il piano per realizzare l’ospedale unico Alba-Bra che si è iniziato a costruire a Verduno, ancora oggi il cantiere è aperto.

Anche in quel caso la struttura si era resa necessaria per cercare di risparmiare soldi e ottimizzare i servizi dei due attuali ospedali a Bra e Alba. A oggi sono stati spesi poco meno di 160 milioni di euro (per 550 posti letto) e si spera, così ha dichiarato Chiamparino in questi giorni, che si possa inaugurare all’inizio del 2017, dopo che il nastro non lo si è potuto tagliare nel 2014 come previsto a causa di una serie di problemi tecnici che chi è interessato potrà andare a leggere sul web.

A parte il fatto che l’assistenza sanitaria in uno Stato democratico dovrebbe essere vicina ai cittadini e non concentrata in poche maxi-opere, e che le attuali sedi dei tre ospedali non potranno mai essere vendute a privati per ricavarci dei quattrini in quanto tutte e tre sono ospitate in palazzi e castelli pubblici del XII e XIII secolo, al limite potranno essere riconvertite in strutture di lunga degenza o di assistenza varia, la domanda che emerge è: siamo sicuri che questo risolverà i problemi?

Un nostro lettore, Pietro, mi ha chiesto a proposito di questo tema:
“Mi rivolgo a Lei (direttore) e alla redazione, che sicuramente siete meglio informati di me/noi e, nel caso, avete anche più opportunità di istruirsi: per favore, aiutateci a capire perché, ad esempio, adesso il Sindaco usa le stesse parole che un paio di anni fa usavano i “nemici” dell’ospedale e quando glielo fanno notare risponde che chi contesta non capisce niente e/o è in malafede”.

Caro Pietro, non so bene cosa rispondere alla sua domanda. Il tema del destino del S.Lorenzo è aperto e ancora lungo e potrebbe, tra poche settima scoppiare come una bolla di sapone se da Roma non viene il via libera. Penso che ci potranno essere ancora sorprese, proteste e nuove decisioni. Il dibattito è solo all’inizio.

Posso solo dire che, quando ero seduto al Pronto Soccorso ho ringraziato che l’ospedale di Carmagnola fosse vicino e che in pochi minuti sono arrivato per curare i miei cari, perché quando ti tocca, i numeri e i bilanci non contano più.

Pierpaolo Boschero 

“Il maledetto “A fin di bene”. Figli miei, non lo dimenticate, c’è solo il bene, puro e semplice.
Non esiste il “A fin di bene”.
Ignazio Silone

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