NON SOLO PEPERONI

L’estate volge al termine e anche quest’anno la Sagra del Peperone va in archivio e Carmagnola torna, per un anno, nel proprio “torpore”, tipico di un piemontesismo che è ormai passato di moda nella maggior parte delle città della Regione ma che la “Reggia del peperone” non riesce a scrollarsi di dosso. Sarebbe bello pensare che non passeranno altri dodici mesi prima che si possano vedere le strade del centro (uno dei più belli del circondario) riempirsi di persone. Sarà questa un delle sfide più importanti che attende la nuova amministrazione del Sindaco Gaveglio. Una Sagra (così la chiamo perché Peperò proprio non riesco a pronunciarlo e spero che qualche politico illuminato possa cancellare questo obbrobrio lessicale) che come sempre lascia luci e ombre e che fa emergere dubbi e domande. Non sono stato un suo frequentatore assiduo, lo premetto, e dopo la serata inaugurale in cui noi giornalisti non ci possiamo perdere le parole di rito delle autorità (poche per la verità e sempre uguali) e il taglio del nastro, ho fatto solo pochi “passaggi” nelle diverse piazze e tra gli stand. Non per un motivo specifico e chiaro, ma più che altro per un certo “malessere”. Un malessere che parte dal constatare come la nostra Sagra, il momento principale di partecipazione cittadina, è ormai troppo scontata e dettata dalle logiche economicistiche che, seppur lecite, non riescono a scalfire l’immobilismo carmagnolese (a parte alcuni altri momenti come la Fiera Primaverile, i Giovedì sotto le Stelle e pochi altri). Cerco di spiegarmi leggendo insieme a voi alcuni dati che emergono dal cartellone ufficiale. Sono stati allestiti oltre 200 stand espositivi e di questi ben la metà proponevano somministrazione di cibi e bevande, e soltanto il 23% degli stand (46) erano di attività commerciali carmagnolesi. Il restante arrivava da ogni parte d’Italia, come una manifestazione di carattere nazionale come la Sagra di Carmagnola impone. In questa meravigliosa kermesse sul peperone, solo 6 erano gli spazi ufficiali lasciati ai produttori di peperoni carmagnolesi. Come è nella tradizione del nostro paese, mangiare e bere sono le due attività principi della ricreazione italiana, ma questa presenza “così massiccia” di punti ristoro non ha fatto altro che suddividere tra tutti le consumazioni, portando inevitabilmente una riduzione delle entrate degli standisti. Un calo delle entrate che si è sommato all’aumento dei prezzi degli stessi spazi espositivi e che ha portato un mal contento generalizzato tra gli operatori, specie in quelli più piccoli. Un trend condizionato dalle più limitate possibilità che mediamente il consumatore ha da spendere in queste occasioni e dagli inevitabili aumenti che si sono potuti riscontrare per piatti e bevande: alcuni primi arrivavano anche a 14 euro al piatto e alcune bevande e birre costavano più di quanto vengono proposte nei locali, senza dimenticare che il servizio è Take away. Una situazione che ha portato in modo progressivo molti degli operatori commerciali carmagnolesi ad “abbandonare” progressivamente la Sagra. Emblematico è l’esempio degli “storici” macellai carmagnolesi che con il loro campanaccio hanno allietato per molti anni la piazza dei sapori. Sono due anni che hanno lasciato la Piazza e quest’anno, nelle due serate in cui si sono presentati in piazza Garavella, hanno avuto un gran successo. Un trend che non sembra essersi fermato, infatti ho parlato con alcuni presenti quest’anno nella famosa piazza carmagnolese e mi hanno chiaramente detto che sarebbe stato per loro l’ultima volta. E anche i produttori di peperoni qualcosa da dire ce l’hanno. Forse un maggiore spazio per chi produce la bacca regina della nostra città lo meriterebbero. Non so se è perché ci sono pochi spazi e perché pochi sono i produttori carmagnolesi che chiedono di essere presenti nei dieci giorni della Sagra o perché pochi sono rimasti i produttori a Carmagnola. Leggendo i partecipanti e i premi che vengono dati al Concorso dei peperoni (la maggior parte dati a produttori non residenti a Carmagnola) sembrerebbe proprio quest’ultima ipotesi quella più plausibile. Ma comunque una riflessione andrebbe fatta e forse, oltre ai numerosi banchetti lungo le strade, una presenza più massiccia alla Sagra non sarebbe male . Le mie vogliono essere solo delle riflessioni da condividere in un progetto più grande che possa portare la Sagra del Peperone a rinnovarsi in un’ottica di miglioramento continuo verso la città. Un miglioramento che il Sindaco Ivana Gaveglio e la sua squadra sembrano aver già iniziato a Carmagnola, con quegli interventi basilari (taglio dell’erba, pulizia delle strade, rifacimento delle strisce pedonali, una soluzione al problema cavalcavia) che tanto ci sono mancati negli ultimi anni. Visto che al loro insediamento la kermesse carmagnolese era ormai in gran parte organizzata, sarà da adesso in poi che alla nuova Giunta spetterà dare una nuova impronta. Non sarà facile perché la logica del “far tornare i conti” non è semplice da superare, specie per una amministrazione pubblica. Ma è proprio dal coraggio di osare che si vedono le persone di “spessore”. Molti non si ricorderanno più quando la Rassegna del Peperone si svolgeva tutta in piazza Martiri e che per entrare a vedere gli stand si pagava (almeno, così mi sembra di ricordare) e quante polemiche ci sono state quando la si è spostata nel centro storico. Toccherà ai nuovi amministratori decidere se dare un nuovo impulso o mantenere tutto com’è. Il prossimo settembre vedremo. Ma Carmagnola non è solo peperoni. Alla Sagra in qualche momento, pochi per la verità, ci si è ricordati che non esistono solo questi preziosi frutti della terra carmagnolese. E’ un’estate che non dimenticheranno gli abitanti del Lazio e delle Marche che alle 3.36 della notte del 24 agosto hanno visto non solo andare in frantumi le loro case ma anche dissolversi i loro sogni e le loro prospettive di vita. Nella rassegna carmagnolese si è cercato di ricordare a tutti i partecipanti che occorreva fare uno sforzo di solidarietà verso questi fratelli in difficoltà, ma i soli 1.500 euro raccolti dai punti allestiti dal Comune negli spazi adibiti alle offerte dei cittadini, un po’ di amaro in bocca lo hanno lasciato. Speriamo che “non ci sono solo peperoni” diventi il motto della nostra città, nella speranza che Carmagnola non dimentichi la sua attenzione verso gli altri, ritrovi una compattezza di animi e di idee che fino ad oggi è rimasta solo nelle intenzioni, e diventi un giorno una città in cui sia bello incontrarsi, anche quando non c’è la Sagra.

Pierpaolo Boschero

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone