Monsù Ferrero

Il periodo particolare in cui vive l’Italia continua, e in alcuni momenti mi stupisce sempre più. Non sembra possibile che mentre sulle coste libiche l’ISIS (quel gruppo terroristico che sta terrorizzando l’Europa e il Medio Oriente) si sta impossessando di tutte le città più importanti per fondare anche a poche centinaia di chilometri dall’Italia il nuovo Califfato, i nostri politici si trovano a scontrarsi in aula per le riforme italiane, arrivando perfino alle mani. Tra chi vede nel decisionismo renziano a tutti i costi un vero e proprio schiaffo alla democrazia partecipata, c’è chi vede nell’immobilismo degli apparati statali una conferma del “segreto” gattopardesco di Tomasi di Lampedusa in cui “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi“, voglio condividere con voi, miei lettori, alcune questioni che mi hanno portato a riflettere in questi giorni, ripensando a come sobrietà e discrezione, miscelati con azioni e determinazione hanno dato grandi frutti.

Dopo grandi difficoltà il nostro Parlamento è riuscito ad eleggere rapidamente il nuovo Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, personaggio schivo e un po “grigio” che molte ilarità sul suo conto ha suscitato subito dopo la sua elezione. Che sia un personaggio della Prima Repubblica non ci sono dubbi. Che sia un personaggio che è stato nella politica attiva, tra le file di quella DC che tante gioie e dolori ha portato al nostro Paese, non lo si può certo negare. Ma che sia una persona che ha pagato sulla propria pelle la lotta alla mafia (la foto del futuro Presidente che tiene in braccio il fratello Piersanti assassinato dai mafiosi a Palermo ha fatto il giro del mondo) e che ad un certo punto del suo percorso politico ha detto “Basta, torno alla mia professione”, non può che fargli onore.

Dopo la sua elezione, vedendo la prima caricatura spietata fatta da Crozza, mi sono chiesto: ma un po’ di sobrietà, di mancanza di schiamazzi o assoluta mancanza di “sex appeal” in questa società in cui ormai quello che conta è “apparire”, è sinonimo di poco carisma e capacità? Possibile che aver seguito la propria elezione in casa, con la famiglia, senza urla e senza aver stappato botti- glie di champagne, voglia inevitabilmente dire che non sei idoneo a quella carica o comunque in balia di chi ti ha eletto? Lo vedremo all’opera il nostro nuovo Presidente, e solo dopo i suoi primi atti ufficiali e decisioni, potremo giudicarlo. Per ora possiamo solo prendere atto che, dopo pochi minuti dalla sua elezione, si è recato a rendere omaggio alle 355 vittime della strage delle Fosse Ardeatine di Roma. Quella strage che ha segnato la rinascita italiana nel dopoguerra e di cui molti dei nostri studenti non sanno manco cosa sia, insieme a molti di quelli che siedono nei banchi del nostro Parlamento che lo hanno eletto. Altro esempio di sobrietà e discrezione, tutta piemontese, è stato Michele Ferrero, scomparso proprio mentre stavo chiudendo il numero del Corriere. Di lui si sa poco, se non che fosse il Presidente e fondatore della più grande azienda dolciaria italiana, la Ferrero, e che era l’uomo più ricco d’Italia.

Ho avuto modo in questi anni di lavorare spesso alla Ferrero d’Alba, di sentire i dipendenti e di percepire la venerazione che avevano per Michele: un uomo che si è fatto da sé e che non ha mai mancato di riconoscere che ha creato il suo impero grazie alla sua capacità di “sentire” e “cogliere” i profumi e le ricchezze della pasticceria piemontese ma che metteva al primo posto l’azienda, tanto che in una rara intervista aveva detto: “Spero che la mia azienda sia più solida e forte per garantire a tutti coloro che ci lavorano un posto sicuro. Sempre”.

Un uomo di altri tempi che grazie al suo lavoro tanto ha dato e tanto ha ricevuto dalla vita, ma che non ha mai dimenticato questa fortuna, devolvendo molti dei suoi averi alle famiglie dei suoi dipendenti. Io stesso, quando in stabilimento l’ho visto scendere dall’elicottero alcune volte, mi sono quasi commosso, quando i suoi dipendenti mi dicevano: arriva papà Michele. Lo stesso “papà” che ancora fino a pochi mesi fa, passava ad Alba a vedere cosa succedeva nei vari reparti e che voleva sempre essere il primo a provare i nuovi prodotti che lui stesso pensava e faceva realizzare nel suo laboratorio sperimentale. Chiedeva tanto ai suoi dipendenti, ma dava tanto e tutti si sono sempre sentiti orgogliosi di far parte della famiglia. Segnato dalla vita (la morte del figlio e suo erede alla guida dell’azienda) ma che quando il Tanaro esondò nel 1994 e invase lo stabilimento di Alba, non si limitò a guardare ma scese con i suoi dipendenti a togliere il metro e mezzo di fango dalle linee della Nutella per far riprendere la produzione il prima possibile.

Una mia amica di Alba mi ha raccontato di quando “Monsù Michele” usciva con la bicicletta per andare a far la spesa e portare i prodotti ai suoi primi dipendenti. Allora la Ferrero era solo un laboratorio artigianale. Ferrero vide una sua dipendente con le lacrime agli occhi e, chiedendo, scoprì che la madre stava morendo e non aveva i soldi per una tomba al cimitero. Michele senza tante parola, l’ha abbracciata, e ci ha pensato lui alla mamma.

Un esempio? Non so, ma senza clamori, copertine patinate e tante parole, ha sicuramente creato un impero e segnato in modo indelebile il cuore degli albesi. La ricorderemo “ Monsù Ferrero” .

 

“La sobrietà non è soltanto una virtù di cui il sistema economico e produttivo basato sulla crescita del prodotto interno lordo ha voluto cancellare accuratamente ogni traccia perché non se ne serbasse nemmeno la memoria nel giro di una generazione, ma è, soprattutto una manifestazione di intelligenza e di autonomia di pensiero.”

Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2007

Pierpaolo Boschero

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