La paura e la rassegnazione non devono uccidere il pensiero

Ancora sangue sulla Francia. Questa volta il terrorismo islamico colpisce a Nizza in occasione della festa nazionale francese, il giorno della presa della Bastiglia del 14 luglio che ricorda la sconfitta dell’ancien regime e il trionfo della rivoluzione francese. Ho Schermata 2016-07-26 alle 10.41.51già scritto molti editoriali commentando le stragi che sono accadute, ho già detto praticamente quasi tutto sull’argomento terrorismo, che si tratti di attacchi di matrice islamica o scaturiti da ragioni differenti. Sono chiari i problemi legati all’esclusione sociale, ai rancori che nascono nelle periferie delle grandi città d’Europa, al tempo stesso cuore del continente e pianeti lontani anni luce dal benessere del centro delle capitali; ho capito come questi mostri siano il prodotto di un disagio interno al nostro continente che poi, in buona parte dei casi, si fa affascinare tanto facilmente quanto superficialmente da un certo tipo di propaganda bellicista e/o di carattere religioso il cui obiettivo è la semplice distruzione della nostra cultura e del nostro stile di vita per come lo conosciamo. Ho già scritto tanto che non trovavo più altri argomenti. Ma la realtà impone ancora di riflettere e analizzare, perché è un continuo susseguirsi di dolore. Non c’è più tempo per indignarsi, scandalizzarsi, preoccuparsi o di fare qualunque altro commento su una tragedia, che già bisogna piangere per un’altra strage che di li a poche ore è successa. In questi ultimi giorni siamo passati dalla strage a Dacca in Bangladesh con le barbare esecuzioni di 20 ostaggi, di cui nove italiani, alla tragedia dello scontro tra due treni in Puglia, alla strage di Nizza al colpo di Stato fallito in Turchia. Poche ore di distanza tra un avvenimento e l’altro che impediscono all’indignazione di completarsi e di poter lenire il dolore che colpisce tutti noi. Colpisce tutti noi perchè ormai siamo anche noi coinvolti fino in fondo in questi avvenimenti: i nove imprenditori uccisi a Dacca erano italiani, 23 le persone morte in Puglia per un comando sbagliato e una linea ormai vetusta che non si è voluto ammodernare, 84 i morti lungo la celebre Promenade des Anglais a Nizza, oltre trecento i morti nel tentato Golpe in Turchia che ha cercato di togliere il potere al presidente Erdogan. E tutto questo senza dimenticare le stragi che hanno colpito la nostra povera Europa negli ultimi anni. Un susseguirsi di avvenimenti e dolore che rischia di avere conseguenze che trascendono la volontà razionale delle persone stesse. Da un lato cresce “l’Islamofobia”, la crescente paura nei confronti di ogni persona che, oltre ad essere di religione mussulmana, proviene (e quindi ha un colore della pelle diverso dagli europei) per residenza o per origine da paesi mussulmani. Un sentimento che abbiamo provato e manifestato anche noi a Carmagnola (e che potete trovare anche in alcune delle lettere che abbiamo pubblicato) nei confronti dei profughi Bengalesi che per alcuni mesi sono stati assistiti da alcune associazioni carmagnolesi o che abbiamo visto nei volantini distribuiti a Salsasio in campagna elettorale e che ventilavano la possibilità che extracomunitari fossero ospitati nella ex scuola elementare del borgo. É da sciocchi continuare a pensare di paragonare l’Islam a una religione di terroristi, fare dibattiti in cui alla gogna mediatica viene messa un’intera comunità di fedeli, senza credere che ciò non produca effetti. Ma è un cane che si morde la coda perché man mano che il fondamentalismo trova adepti, dall’altra parte ci sono gli imprenditori della paura (alcuni politici e giornalisti) che lucrano in consenso attizzando il fuoco dell’odio. Così, si alimenta un circolo vizioso che incrementa il disagio: all’aumentare dell’islamofobia cresce di pari passo il fanatismo islamico. Da una parte e dall’altra, le voci moderate vengono messe in disparte, accusate di buonismo, e man mano isolate così da lasciare terreno libero solo agli intransigenti. Dall’altro lato c’è la possibilità che questo avvicendarsi di stragi, morti e sangue porti “all’assuefazione del dolore”. Lo si è visto molto bene a Nizza: il giorno dopo la strage diverse persone, non molte per la verità, sono tornate in spiaggia, perché in fondo la vita deve continuare. C’è il pericolo che sia ormai la rassegnazione a farla da padrone e non vedere altra soluzione che “lo scontro” che inevitabilmente ci sarà e sarà fatto da chi di dovere. Intanto la vita continua. Quasi un “non invito” a riflettere e analizzare quello che accade. A questo contribuisce la diffusione di foto e video che non aggiungono nulla alla notizia che viene già data, ma semplicemente devono impressionare le persone con dettagli che non contribuiscono in alcun modo alla formazione di un pensiero critico partendo da una notizia, ma semplicemente soddisfano il gusto per l’orrido di chi ci cliccherà. Compito di un pensiero autenticamente critico deve essere, in questi casi, non lasciarsi inibire nella capacità di riflettere senza barriere e a distanza di sicurezza dal “si dice” di circostanza. Il terrorismo vincerà quando ci priverà della libertà, compresa quella di pensare: se ci abbandoneremo alla paura o alla rassegnazione non faremo altro che prestare il fianco agli imprenditori dell’odio che già oggi scalpitano mentre i corpi dei morti di Nizza non sono ancora stati seppelliti.

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