La campagna elettorale “social”

Con il voto al Ballottaggio di domenica 19 giugno e l’elezione di Ivana Gaveglio sindaco, si è conclusa questa nuova tornata elet- torale che è stata molto particolare. E ora, ad urne scrutinate e con il sindaco eletto, mi permetto di fare alcune considerazioni su questa campagna elettorale che definirei “virtuale”.

Una volta c’era la guerra dei manifesti elettorali e dei cosiddetti “santini”. Squadre di attacchini battevano la città nella notte per incollare dovunque i poster di partiti e candidati. Affissioni alcune volte abusive, ovviamente, ma con la certezza che dopo le elezioni sarebbe arrivata una sanatoria a cancellare le multe. Facce e slogan di carta andavano soprattutto a coprire le facce e gli slogan degli avversari. Ogni tanto le opposte squadre di attacchini si incontravano e allora volavano secchiate di colla e qualche cazzotto. Un occhio nero faceva curriculum: era un certificato di vera militanza.
Ma anche le buche delle lettere, quando al tempo si spedivano ancora lettere e cartoline, per alcune settimane venivano invase da volantini e programmi, ma in particolare dai “santini“: il volantino, normalmente di dimensioni poco più grandi di un biglietto da visita, con la faccia del candidato del borgo o del palazzo. Era un modo per dire: “Guarda che io mi candido nel partito xx e sostengo il sindaco yy. Visto che ci conosciamo da sempre e che abito vicino al tuo palazzo, votami”.
Da questa situazione un po’ alla “Peppone e don Camillo” si è passati alla campagna elettorale virtuale. Intendiamoci: attacchini e santini non sono scomparsi del tutto (lo abbiamo potuto vedere fino a qualche settimana fa), ma sicuramente rispetto alla elezioni del 2011 la vera battaglia elettorale la si è giocata sui social media, in particolare su Facebook. Grazie alla loro immediatezza, i social network e la Rete in generale, stimolano il dibattito anche e in particolare da parte delle nuove generazioni. Ben si prestano rispetto ai tempi ristretti, all’immediatezza, alla possibilità di raggiungere e ampliare i propri interlocutori e, aspetti non trascurabili, non costano molto e possono essere usati restando seduti tranquillamente a casa.
Non c’è incontro, manifestazione, borgo visitato e mercato che si è svolto in Carmagnola che non sia stato fotografato, filmato e postato in rete. Non esiste più la capacità di dialogare e parlarsi di persona, perché tanto lo scontro di idee e di opinioni lo facciamo su facebook, dove spesso il nostro profilo non corrisponde neanche a chi siamo nella realtà. I candidati sindaco abbiamo potuto vederli molto di più nei video che circolavano in rete che nei comizi elettorali. Appena svegli al mattino, la prima cosa che fanno in molti è vedere gli ultimi post pubblicati su facebook e quali sono stati i commenti. Per valutare il gradimento e l’incisività degli appelli dei candidati sindaco si guardano quanti “mi piace” sono stati cliccati.
Questo profondo coinvolgimento dei social nella campagna elettorale ha messo anche in discussione lo stesso modo di fare giornalismo sulla carta stampata. Sembra ormai che pian piano si vada nella direzione di poter permetterci (a livello economico e di tempo) solo più le edizioni on line che sono immediate e accessibili gratuitamente a tutti. Devo dire, in verità, che in questa campagna elettorale appena passata, noi del Corriere di Carmagnola con le nostre edizioni abbiamo ancora giocato un ruolo importante. Lo hanno confermato le oltre mille persone che sono intervenute al dibattito tra i candidati di fine maggio.

Ma questo più diffuso “allargamento delle opinioni e dei pensieri” virtuali che sembra aver coinvolto moltissime più persone, almeno dai dati che emergono dalle visualizzazioni di questo o quel candidato, non dà l’impressione che la città o il Paese in cui viviamo sia più inclusivo, favorisca maggiormente la partecipazione. Non ci sentiamo più protagonisti della vita civile e politica del nostro paese. Anzi, se possibile mi sembra che ne siamo lontani come non mai. Infatti nonostante questo coinvolgimento virtuale, sono stati ben 2000 in più i carmagnolesi che non sono andati a votare rispetto a cinque anni fa (circa il 10%).
I gruppi di discussione, i “mi piace” ma in particolare i commenti che si sono visti a proposito della campagna elettorale carmagnolese, anche ad un occhio non proprio attento, fanno molto riflettere sul livello di “partecipazione politica” che questi dibattiti e scambi di opinione consentono. Mi sono sembrati più “uno rigurgito di insulti e bassezze personali”, dove quello che conta è l’immediatezza della risposta e non il progetto che sta dietro ad una idea. Non conta tanto quello che si dice, quello che conta è dirlo, è scriverlo. Una “accozzaglia” di insulti e maldicenze che non ha ancora trovato un suo fine ultimo. Non si riesce a non rispondere ad un post, sia che ci si trovi d’accordo o meno, ma spesso non si trova il senso di questa risposta.
Internet ha reso tutto più artificiale, ha trasformato anche le campagne elettorali in una sorta di videogioco. Altrettanto o addirittura più violento di quelli a cui sono abituati a smanettare i nostri ragazzi. “Squadristi” del web di ogni colore politico mettono in rete insulti che in realtà non oserebbero mai pronunciare ad alta voce. Una situazione che ha portato tutti gli amministratori dei gruppi di discussione virtuali a dover mettere delle regole, delle limitazioni, ad oscurare e cancellare i commenti più oltraggiosi e irriverenti, essendo poi accusati di voler far tacere gli oppositori di questo o quello schieramento politico.
Non dobbiamo generalizzare o demonizzare la realtà della Rete sempre più presente nella nostra vita. Non tutti in rete si comportano in modo disdicevole e il pubblico di visitatori è ancora limitato. E allora, ben vengano i video che mi mettono al centro della campagna elettorale, facendomene sentire protagonista, ben venga la app per smartphone per coinvolgere elettori e sostenitori nella campagna elettorale, ma meglio ancora se la partecipazione e il coinvolgimento escono dalla rete e si fanno azione politica. Non perché ci sia contrapposizione tra reale e virtuale, tra Rete e mondo tangibile: ma perché la Rete formi un poco di più il mondo e il suo modo di funzionare, dopo averne profondamente modificato il modo di pensare, ma non ne prenda il posto. L’augurio è che la Rete aiuti, migliori ma non sostituisca la Realtà. Non ne abbiamo bisogno.

Pierpaolo Boschero

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