Quando sono i giovani a dirigere le vicende del mondo…

Spazio ai giovani…
Mai come in questi giorni questa frase si è concretizzata nelle vicende mondiali. Certo non in Italia dove, a guidare le sorti di un Paese indebolito dalla crisi e dai debiti (oltre che dalla violenza della natura, come a Genova) si stenta a trovare un cambio generazionale vero, ma nel mondo, dove due 17 enni hanno conquistato l’attenzione dei media per la loro tenacia e per la loro determinazione nel voler cambiare il loro mondo. Ha 17 anni Joshua Wong, il leader degli studenti che insieme a migliaia di persone sta occupando ormai da 15 giorni il centro di Hong Kong, per ottenere dal governo di Pechino i diritti minimi della convivenza civile. “Non è una rivoluzione – scrive e ripete senza sosta – : vogliamo solo elezioni davvero libere, il diritto di manifestare pacificamente senza essere aggrediti, picchiati e gasati dalla polizia, e quello di trattare direttamente con le autorità. Che è un diritto delle parti sociali. Non una gentile concessione del governo”. Ha 17 anni Malala Yousafzay, ed è pachistana ed ha ricevuto il Premio Nobel per la pace insieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi. Malala è stata premiata per la sua battaglia contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’educazione. I giudici del Nobel hanno deciso di dedicare questa edizione del Premio alla lotta contro lo sfruttamento dei minori per fini economici: i bambini devono “andare a scuola e non essere sfruttati finanziariamente”, hanno scritto nelle motivazioni.

malala-yousafzai-ftrLa 17enne Malala Yousafzay, oltre ad essere uno dei simboli dei diritti dei minori, è stata premiata anche perché ha vissuto sulla propria pelle la violenza dello sfruttamento e della violazione dei diritti dei bambini: “Nonostante la sua giovane età – osserva il Comitato – Malala Yousafzay già da anni combatte per i diritti delle bambine all’educazione e ha dimostrato con l’esempio che i giovani possono anche loro contribuire a migliorare la situazione. E lo ha fatto nelle circostanze più pericolose: attraverso la sua battaglia eroica, è diventata una voce guida per i diritti dei bambini all’educazione”. Malala diventa così la più giovane persona ad aver ricevuto il premio. Certo questa situazione sembra così lontana dalla nostra realtà dove, i diritti per i minori e per ogni altro essere umano, sono sanciti dalla Costituzione e sono il caposaldo della nostra democrazia. Ma proprio la democrazia spesso diventa “acquisita” e si svuota di significato, specie per quelle generazioni che nulla hanno dovuto fare per conquistarsela. In fondo, in Italia come nel resto del mondo occidentalizzato, quella spinta a “cambiare il mondo” per conquistarsi un “mondo più umano”, non solo non viene sentita, ma proprio non esiste più.

140922085548-hong-kong-youth-joshua-wong-horizontal-galleryPer Joshua Wong, tutto quello che stanno facendo nella famosa isola asiatica, a prescindere dall’esito politico della vicenda, rappresenta un insegnamento per tutti noi: “Dobbiamo tornare alle origini della democrazia, dell’agorà. Della piazza come luogo di discussione, di incontro, non di scontro – ha detto Joshua – e questo possiamo farlo solo facendo attenzione ai minimi particolari. Dandoci un codice di comportamento rigoroso e condiviso. La violenza, anche solo verbale, chiama violenza. Educazione e correttezza suscitano invece rispetto e solidarietà. Per questo non insultiamo i poliziotti e per questo, ogni volta che arrivano gruppi di provocatori, ci mettiamo a cantare a squarciagola “Happy Birthday”, tanti auguri a te. Per questo siamo riusciti a creare questa atmosfera surreale, depenalizzando sul campo una iniziativa obbiettivamente illegale e trasformandola in una efficace azione politica”. Ha 17 anni, questo ragazzo. E’ stata sua l’idea di “occupare” il centro, chiedendo di mettere nello zaino oltre a libri e quaderni, asciugamani e spazzolino da denti. Giustamente, si è conquistato la copertina di Time. Per lui ne vale la pena.

“A tutti è data la possibilità di rispondere alla chiamata di Dio
e nessuno ha il diritto di sentirsi privilegiato o di rivendicare questa esclusiva.”

Papa Francesco

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