Cuore Carmagnolese

Avevo pensato di scrivere il mio editoriale sulla politica e sui candidati sindaci che stanno ormai iniziando la loro corsa verso il palazzo comunale, ma ho ricevuto la lettera del signor Luigi (un nostro affezionato lettore che spesso ci scrive per dirci la sua opinione sulla città), e le sue considerazioni finali mi hanno “acceso” l’ispirazione per scrivere e condividere con voi una “sensazione” che da anni mi perseguita.
Il signor Luigi scrive a proposito della viabilità e dei problemi di inquinamento a essa correlati che affliggono Carmagnola e i suoi cittadini, chiedendosi come mai la nostra città, a differenza di quelle limitrofe, non abbia da decenni una tangenziale, indicando come a causa degli gli interessi dei proprietari terrieri, supportati da una politica compiacente, a Carmagnola ” questa rivoluzione non è avvenuta. I nostri amministratori passati, issando orgogliosamente la bandiera bianca di resa incondizionata agli interessi della proprietà fondiaria, ben supportati dai loro concittadini che issavano i vessilli con “calce e rastrello”, hanno provvidenzialmente evitato queste lesioni della proprietà privata”. Potete leggere la lettera completa a pag.10. Sulle sue considerazioni si può essere d’accordo o meno, ma è la sua ultima frase che mi ha colpito: “Questo (Carmagnola) è un paese che non diventerà mai città”. Mi ha colpito perché ho sempre “cercato” di combattere contro questa mentalità localistica di cui Carmagnola soffre da sempre ma, da un po’ di tempo, mi sto chiedendo se mi dovrò arrendere a questa triste realtà: Carmagnola non sarà mai una vera città.
Fin da ragazzo ho sentito come questo grosso centro abitato al confine tra le provincie di Torino e di Cuneo, fosse un agglomerato di case e di persone che, per via dell’improvvisa industrializzazione che la fonderia aveva portato in questo paese agricolo, si trovava in grande difficoltà a far convivere dentro di sè anime e culture diverse: negli anni 60 e 70 erano i meridionali, ora sono gli immigrati ed extracomunitari.
Ho sempre cercato di lottare per far convivere in questa città anime diverse e poter superare le barriere delle divisioni e dell’indifferenza che colpiva e colpisce tutt’ora, gli abitanti di questa città. Il Corriere di Carmagnola è nato ormai 16 anni fa anche sulla scia di queste “buone intenzioni” e dalle migliaia di pagine che sono state pubblicate lo potete riscontrare. Ho sempre corretto i miei giornalisti quando, nei loro articoli, definivano Carmagnola come “paese” o “cittadina“, cambiandole in “città“. Se andate a leggere i vecchi Corriere potrete verificare di persona. Una correzione “propedeutica” per cercare di contribuire a creare, anche tramite le parole, quel senso di cittadinanza di cui Carmagnola è carente. Ma come spesso succede sono le piccole cose che ti fanno capire perché i grandi ideali traballano. E così in questi anni ho potuto vedere che non c’è verso, di cambiare su alcune consuetudini carmagnolesi:
• Il centro storico non esiste. Non si ha l’abitudine di passeggiare per via Valobra o via Gardezzana anche perché “ bisogna” parcheggiare proprio di fronte ai negozi. Diversamente si preferisce andare fuori città a far compere. Ma non solo lo shopping: è meglio non andare di sera a fare due passi (anche perché la maggior parte delle vetrine dei negozi sono chiuse o con le luci spente e i bar aperti sono pochi). Meglio Bra, Alba, Saluzzo e perfino Torino… li almeno trovi gente ed è bello poter girare.
• Quando qualche amministratore pubblico si è permesso di “proporre e realizzare” qualche nuova iniziativa per la città in centro, è stato subito sommerso da feroci critiche per il rumore e gli inevitabili disagi che queste “manifestazioni” portano nel centro. Tant’è che se guardate, a parte i dieci giorni del settembre carmagnolese, la maggior parte delle altre iniziative si svolge in un sol giorno e comunque alla sette di sera sono tutte finite.
• Le grandi opere, non servono a Carmagnola: l’importante è che mantenga le abitudini per poterle consolidare e mantenerci quella “serenità” civica che abbiamo acquisito.
• Le occasioni di “svago” e divertimento è meglio che in Carmagnola non ci siano. Non sono mai riuscito a spiegarmi come mai nessun investitore abbia mai pensato di costruire un cinema, una discoteca o qualunque altro spazio ludico in questa città. Non so. Molti ricorderanno che anni fa c’era una piccola discoteca, chiusa dopo l’ennesimo incendio. Come pure, quando ero ragazzo, c’erano ben 4 cinematografi a Carmagnola… ora dopo anni di oblio speriamo che i volontari dell’Elios tengano duro e mantengano viva almeno quella sala.
• Perché puntare sul centro quando ogni borgo “vive di vita propria”, e va bene così perché ognuno ha: la sua chiesa, la sua bocciofila, il suo asilo (quindi perché costruire un nuovo asilo comunale), il suo campo sportivo, la sua piazza, la sua farmacia…

Tutto ciò che serve per poter essere autonomi e potersi mantenere le proprie “abitudini e le proprie consuetudini”. Potrei continuare con tanti piccoli altri esempi, ma basta stare attenti a quello che si incontra e ognuno di voi lettori potrà continuare questa lista nella sua esperienza “di vita carmagnolese” quotidiana.
Qualcuno identifica nel piemontesissimo “Bugia nen” la causa di tutto questo, altri nella presunta presenza “mafiosa” in città o nel fatto che interessi personali di lobby legate con imprenditori edili senza scrupoli, abbia bloccato lo sviluppo di Carmagnola tranne quello in senso verticale (palazzi e case). C’è ancora gente che pensa che tutto dipenda dai meridionali che sono venuti a lavorare a Carmagnola o dagli extracomunitari che si stanno impossessando di quei quartieri che proprio i meridionali oggi stanno abbandonando. Non so quale sia la causa vera di questa “poca affezione” verso Carmagnola. Forse la vera causa la dobbiamo cercare dentro di noi cittadini, nel nostro cuore, nella poca disponibilità a “pensare in grande” a vedere un futuro diverso e nuovo per la città. Ad abbandonare le nostre certezze “borghigiane” per le incertezze e le ricchezze che una vera città può proporre.
Non so caro Luigi se Carmagnola potrà un giorno diventare una vera “città“: io continuo, per quel che posso, a lottare e a dare il mio contributo… e spero, che siano in tanti a continuare a lottare contro questa mentalità… anche se, a volte, non è facile.
Ora per sentirci città ci basta la Sagra del Peperone, la fiera agricola e l’Immacolata: speriamo che prima o poi cresca dentro ognuno di noi un vero “cuore carmagnolese”.

 

Pierpaolo Boschero

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