Another Brick in the Wall

Ho deciso di scrivere l’editoriale di questo mese sui “muri“, non solo quelli di mattoni che dividono e separano, ma anche quelli invisibili ma che impediscono agli uomini di poter andare oltre la quotidianità e la rassegnazione che ci fa dire: “è così… e non cambierà”.

Sono 25 anni che il “Muro” per eccellenza, con la “M” maiuscola è crollato. Il muro di Berlino, eretto nel 1961 per sancire in modo netto la divisione politica, economica e culturale tra i Paesi comunisti e quelli capitalisti, è stato fatto a pezzi in un giorno d’autunno del 1989. Venticinque anni dopo quel 9 novembre di euforia, entusiasmo e speranza che ha visto crollare in piena Berlino il simbolo della Guerra Fredda, i due Paesi divisi di allora hanno lasciato il posto ad uno Stato unito nelle differenze. Gli anni trascorsi dal 1989 ad oggi non sono peraltro bastati a colmare la distanza economica che separa la parte occidentale e quella orientale della Germania e, seppur migliorando le condizioni di vita delle sue persone, il muro ha continuato ad esistere nella realtà delle cose, a testimoniare come sono certo le “cose materiali” a impedire agli uomini di crescere, quanto gli impedimenti all’interno del cuore della gente. Lo stesso muro che si è alzato in Italia dopo la vicenda di Stefano Cucchi e sulla “vergogna” (solo così si può definirla) della sentenza che ha detto alla madre di un ragazzo di 31 anni come tanti, fermato dalla pubblica sicurezza, condotto in carcere e uscitone morto dopo alcuni giorni, che: “Ci dispiace signora. Suo figlio è morto mentre era nelle strutture dello Stato, una caserma poi un’altra, una cella di sicurezza poi un’altra, un ospedale poi un altro. È stato picchiato, è vero. Aveva le vertebre rotte gli occhi tumefatti: lo sappiamo, le perizie lo confermano, non potremmo d’altra parte certo negarlo. Le sue foto avete deciso un giorno di renderle pubbliche e da allora le vediamo ogni volta, anche oggi qui, ingigantite, in tribunale. Un ragazzo picchiato a morte. Ma chi sia stato, tra le decine e decine di carabinieri e agenti, pubblici ufficiali e dirigenti, medici infermieri e portantini che in quei sei giorni hanno disposto del suo corpo noi non lo sappiamo. Dalle carte non risulta. Dunque vada a casa, è andata così. Dimentichi, si dia pace”.

L’omertà che tanti danni e sofferenze ha causato e causa a questo Paese, continua a essere “di moda” nonostante i tempi: finché era il modus operandi di camorristi, mafiosi e terroristi lo si comprendeva (anche se non lo si poteva tollerare), ora nel caso in questione non lo si può giustificare. E lo dico da genitore: non si può tollerare che per questa vicenda non si riesca a trovare un colpevole, perché potrebbe capitare a chiunque ha un figlio. E allora? Come la mettiamo?

Lo ha scritto Concita Degregorio: “Bisogna però essere certissimi, ma proprio certissimi, che non esista un’omertà di Stato per cui se è chi veste una divisa o ricopre un pubblico ufficio, a violare le norme, nessuno saprà mai come sono andate le cose perché si coprono fra loro nascondendo le carte e le colpe. Bisogna essere sicuri che se sono io ad ammazzare di botte una persona inerme prendo l’ergastolo e che se lo fa un esponente dello Stato in nome del diritto prende l’ergastolo lo stesso. Perché altrimenti, se così non è, viene meno in un luogo remoto e profondissimo il senso del rispetto delle regole e le conseguenze non si possono neppure immaginare”.
Già, se i “muri” invisibili ma concreti, minano il rispetto delle regole e della giustizia, non si può immaginare in quale anarchia sociopolitica può cadere un popolo.
Lo hanno scritto i Pink Floyd nel loro celebre brano “Another Brick in the Wall”: non abbiamo bisogno di educazione, non abbiamo bisogno di essere sorvegliati, abbiamo bisogno che questo muro crolli per essere più liberi. Diversamente, non ci saranno a sufficienza muri di mattoni che ci possano salvare.

 

L’invincibile non è quello che vince sempre ma quello che anche se perde non è vinto mai. L’intelligenza è nel corpo il sapere nel cuore, se pensi sempre ad un muro, un muro troverai”.
Jovannotti

Pierpaolo Boschero

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