Adou, il bambino nella valigia

Sono stato in Ungheria per lavoro la scorsa settimana, e dopo una lunga giornata, in albergo ho acceso la tv ben sapendo che non avrei capito nulla della lingua ungherese, il fatto di sentire una voce mi teneva compagnia. Nel canale televisivo ho visto un servizio che ho capito parlava della critica del governo ungherese alla politica di immigrazione dell’Unione Europea e in particolare al meccanismo per la ripartizione dei richiedenti asilo. Tant’è che lo stesso governo ha iniziato una campagna in cui lo slogan principale è “Se vieni in Ungheria, non puoi togliere il lavoro agli ungheresi” e nel servizio ad avvalorare questa posizione del primo ministro (lo penso perché non ho capito le note del conduttore del telegiornale) hanno presentato le immagini del caso di Torino di una ragazza ventenne italiana con problemi psichici, sequestrata mentre andava a scuola. Poi violentata per trenta ore. Tre africani sono stati arrestati dalla polizia di Torino e accusati dell’accaduto.
Mai come in questi casi lo slogan “tutto il mondo è Paese” si concretizza nella realtà. Infatti, mentre a Budapest il partito di estrema destra ha avviato una consultazione che prevede la distribuzione di un questionario in cui si chiede ai cittadini se concordano con l’affermazione secondo cui gli immigrati rappresentano un pericolo per il lavoro e le prestazioni sociali di cui godono gli ungheresi, in Italia, dopo la vicenda di Torino Lega e Fratelli d’Italia hanno indetto delle manifestazioni con lo slogan: “È finito il tempo del buonismo, per cambiare Torino c’è bisogno di tolleranza zero”.
Faccio mia una riflessione del capogruppo Di Sel in Consiglio Regionale, Marco Grimaldi, che afferma sui fatti di Torino che: “Ho l’impressione che la violenza sulle donne c’entri poco con tutto ciò. Nessuno di noi rammenta gli stessi personaggi quotidianamente al fianco delle donne vittime di violenza (quasi 7 milioni secondo i dati Istat del 2015, di cui il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% sessuale e il 5,4% stupri e tentati stupri: 652 mila stupri e 746 mila tentati stupri): dobbiamo ricordare che in Italia circa il 90% degli stupri è commesso da italiani e il 62,7% da un partner attuale o precedente. Che facciamo sgomberiamo le famiglie? Sarebbe allora bello che anche gli organi di informazione ‘tradizionali’ facessero uno sforzo per ospitare dibattiti politici più seri, oltre al delirio rabbioso di personaggi tanto raffinati da pensare ancora che l’africano sia delinquente per natura, stupratore per manifesta inferiorità razziale, come il musulmano terrorista per fede. Perché sotto gli strati dei messaggi ambigui (“troppi soldi agli immigrati e nessuno agli italiani”, “c’è razzismo al contrario contro i cittadini”, “l’immigrazione porta l’Isis”, “aiutiamoli a casa loro”, “fermiamo le morti in mare distruggendo i barconi”) c’è un cuore nero di puro e semplice razzismo”.

Oltre al populismo politico, la grande difficoltà ad integrarsi e ad interagire tra popoli diversi è senz’altro palese. Ma come è palese la necessità che occorre mettere in campo per poter affrontare questo tema così complesso e drammatico.
Ma questo oltre alla buona volontà dei singolo, deve interpellare la coscienza dei politici europei e cercare di illuminare i loro cuori in modo che possano fare scelte concrete per risolvere questi drammi, sapendo che non basta chiudere le frontiere come sta succedendo a Ventimiglia in questi giorni o cercare di sparare ai barconi prima che lascino le coste come ha suggerito qualche lungimirante politico nostrano.
Quando si è disperati e non si ha più nulla da perdere, non vi sono frontiere, o barconi, o divieti o leggi che ti impediscano di tentarle tutte.
Mentre imbarcavo la valigia all’aeroporto di Budapest, con in mente ancora questi pensieri, ho avuto un flash: mi è tornata in mente la foto di Adou Ouattara, il bambino ivoriano di otto anni che è stato scovato dal laser scanner all’interno di una valigia alla frontiera mentre cercava di entrare clandestinamente a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco. Non so come si possa rimanere insensibili di fronte a questi drammi, ma “chi dimentica che i reati in sé sono sempre compiuti da singole persone e non da un’etnia, che la responsabilità penale è, per legge, individuale, non è uno smemorato. E’ semplicemente un rivenditore del franchising dell’odio”.

 

“Oggi da molte parti si reclama maggiore sicurezza.
Ma fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’iniquità nella società
e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza.
Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione.”
Papa Francesco

Pierpaolo Boschero

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